Venerdì, 13 Ottobre 2017 13:57

Servizio idrico: Aboliamo tutti i gestori del servizio idrico e istituiamo un Gestore Unico Nazionale

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In 40 anni abbiamo perso 2000 metri cubi di acqua pro capite/anno a testa.

Oltre 700 gestori, suddivisi in 5 tipologie di soggetti giuridici, e 72 affidamenti fatti da circa 90 Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale (AATO oggi EGATO): sono questi i numeri che descrivono la giungla del servizio idrico italiano. Un ginepraio di gestioni, in cui convivono soggetti pubblici, privati e misti, nel suo complesso ancora alla ricerca del miglior assetto in termini di efficienza industriale ed equilibrio economico.


Ma il vero controllo della situazione politica ce l’anno 5 grandi gestori che hanno suddiviso il territorio come nelle migliori spartizioni.
Tutte queste gestioni determinano ovviamente una lunga serie di poltrone che vanno dai CDA, ai dirigenti e non per ultimo i funzionari che si dovrebbero occupare delle segreterie tecniche a supporto dei sindaci, milioni di euro in stipendi buttati a mare. L’unica cosa di pubblico sull’acqua in Italia sono solo le poltrone, spesso ricoperte dalla stesse parti politiche che gridano “acqua pubblica-acqua pubblica”

In questi giorni durante la kermesse annuale dei gestori del servizio idrico, ci è stato riferito che nei vari dibattiti, pare aver preso piede la proposta della costituzione di un Gestore Unico Nazionale nel settore idrico, che era stata avanzata da Codici già molto tempo fa.

Due anni fa, infatti, Codici aveva depositato alla Camera la proposta di creazione di un unico gestore che, sotto l'egida del Governo, si sarebbe dovuto occupare della gestione del servizio idrico nazionale, una specie di Terna della rete idrica.
Fino ad oggi ci siamo trovati dinanzi ad una vera e propria torre di babele, in cui nessuno è riuscito a regolare e vigilare questo specifico settore, continuamente in balia di gravi crisi idriche e mancanza assoluta di dati certi.

Il reale problema è stato la mancata pianificazione nazionale del servizio idrico, per questa ragione l'unica soluzione possibile sembra essere quella di eliminare le STO (segreterie tecniche) e le innumerevoli intermediazioni inutili e dannose, le quali non hanno adeguata competenza tecnica e soprattutto, più che svolgere una funzione di assistenza e vigilanza territoriale, si riducono ad essere di mera assistenza per gli interessi del gestore.

I gestori territoriali potrebbero occuparsi al massimo della distribuzione idrica, non della sua gestione integrata come l’interferenza d’ambito e la gestione di dati di analisi e supporto al Governo o all’AEEGSI per un corretta pianificazione. Insomma dovrebbero solo leggere i contatori e occuparsi della fatturazione e dei piccoli interventi. Fonti e grandi reti devono essere gestite da un solo gestore nazionale, se vogliamo che l’acqua sia veramente pubblica e non che vengano fatte solo sterili chiacchiere.

Se è vero che l'acqua pubblica è un bene, è vero anche che si può ottenere soltanto eliminando tutte le intermediazioni, ossia le gestioni territoriali.

La vera rivoluzione passerà dalla new governance e dall'applicazione di nuove tecniche, in particolar modo Blockchain per il controllo delle gestioni affidatarie in ambito locale e la verifica puntuale dei piani di investimento rispetto alle tariffe ma soprattutto la necessità di avere un DATA center in grado di ottenere dall'incrocio dei dati, una programmazione pianificata e intelligente.

Se continueremo a calcoli astrali e stime imprecise, non potremo aspettarci altro se non una crisi idrica.

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Questi i dati estrapolati dalla FAO ed elaborati dal centro studi Codici: dimostrano che in 40 anni ogni cittadino italiano ha perso 500 metri cubi d'acqua, ma visto che il 50% (dati ISTAT) di questi 3100 metri cubi rimanenti, viene disperso nelle reti idriche, significa che già oggi gli italiani hanno perso 2000 metri cubi di acqua potabile disponibile.

Se consideriamo le previsioni di desertificazione e calo delle precipitazioni globali, la situazione potrà solo che peggiorare.

Codici, dunque, torna a proporre come unica soluzione per affrontare seriamente il problema delle crisi idriche, che venga istituito il Gestore Unico del Servizio Idrico, in modo da scongiurare criticità e situazioni problematiche ad oggi quasi inevitabili.

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