Sabato, 21 Ottobre 2017 08:30

Crisi in Italia: tra esuberi ed espatri, una disamina sul quadro attuale

Scritto da  Francesco Sanetti
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L’Italia è un paese bellissimo malgoverno da anni: forse è questo il commento comune che attanaglia almeno due italiani su tre in tutta la penisola.
Gli effetti narcotici della crisi si sono fatti sentire, e come; nell’anno fiscale 2007-2008, anno di inizio della grande recessione economica, la disoccupazione italiana ha toccato livelli da “record” e non in un’accezione positiva, ovviamente. Tuttavia come riporta l’Istat, la ripresa economica non è più un dato estemporaneo; spiragli di ripresa economica sembrano dietro l’angolo, come riporta un grafico Istat dove l’Italia ha tassi e prospettive occupazionali davvero interessanti. Eppure questo quadro edulcorato da' da pensare: L’Italia, da sempre paese rinomato e riconosciuto nel mondo come fucina di eccellenze e artigianalità, ha visto negli ultimi anni sempre più imprese chiudere bottega e volgere verso lidi migliori. Il motivo è semplice ma nemmeno troppo scontato; al di là di preconcetti e personalismi, l’opinione comune vuole che la crisi derivi esclusivamente da errate manovre del nostro esecutivo o da pochi incentivi al mondo del lavoro, ma in realtà la questione è più intricata di quanto sembri. Siamo un paesi di giovani talenti, di menti in fermento, di ragazzi vogliosi di dire la loro, di fare la loro parte nel mondo, siamo così noi giovani italiani, troppo spesso ormai sottovalutati e messi nel dimenticatoio; la crisi del nostro paese è come mai prima d’ora una crisi esistenziale, una crisi del sistema che ormai non può più andare avanti e che gli italiani percepiscono sempre più distante. Non bastano e non basteranno le leggi e le riforme a fermare la fuga dei nostri cervelli, il bene più grande che abbiamo, semplicemente perché ormai si è rotto quel rapporto sincero e duraturo in cui noi credevamo e ci riconoscevamo; la realtà ormai è demistificata, e gli italiani hanno lasciato intendere di non tollerare più questa situazione, ne hanno abbastanza. A corroborare questa quadro così incerto e aberrante del nostro paese ci sono i dati dell’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, che riporta come dal 2008, circa 509.000 connazionali  si siano cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero, presentando domanda di lavoro soprattutto in Germania, in Gran Bretagna e in Francia. Non solo, la crisi aumenta anche i flussi migratori dal Sud al Nord, aumentando sempre di più il divario tra settentrione e meridione, sempre più spogliato di gran parte della forza lavoro. Vi siete ma chiesti perché il tanto agognato programma Erasmus è ormai una realtà affermata nel vecchio continente? Forse no. Oltre alla voglia di evasione e quel senso di libertà effimera che porta con sé il soggiorno estero, i giovani di oggi scelgono un’esperienza internazionale anche in ottica lavorativa. Come riporta una recente analisi de Il Sole 24 ORE, il programma Erasmus dimezza il rischio di disoccupazione, con un tasso del 2% a fronte di un 4% di coloro che non hanno mai preso parte a un programma europeo. Lo scarto positivo in termini di occupazione, si evince anche in quelle regioni più falcidiate dalla crisi economica come il Sud Europa, dove la media è del 3% contro il 6% di coloro considerati “non mobili”. Un fenomeno sibillino, ma sempre più una realtà pungente, un modo in cui il nostro paese fa notizia (tristemente) anche al di fuori della mura domestiche. E poi? Poi ci sono tassazioni a dir poco esagerate che scoraggiano la piccola e media impresa, mancanza di incentivi per chi apre un’attività, leggi troppe lasche per chi non rispetta le regole e una burocrazia troppo poco permissiva: insomma tutto ciò che di buono si potrebbe fare per incentivare l’economia e la ripresa in Italia non viene fatto, o peggio ancora non vuole essere fatto. Troppe porte chiuse in faccia ai giovani, la meritocrazia che si profila come mai prima d’ora una visione utopica degna dei tempi di Oscar Wilde, e troppe, fin troppe promesse dette e non mantenute che hanno dato adito a tanti di lasciare questo paese. E’ un odi et amo, quello che lega l’Italia agli italiani:  viviamo con la consapevolezza di ciò che siamo, abbiamo imparato ad amare e a convivere con difetti e pregi di questo “paese strano” , ma in fondo è tutta la vita che va così: si conosce qualcuno o qualcosa e si accetta per ciò che è. L’Italia è un paese magico, fatto di persone e di posti straordinari, di eccellenze, di piccole realtà industriali e famigliari che hanno fatto la storia di questo paese, che però quando ha un’occasione per fare un passo avanti ne fa altrettanti indietro. Dall’altro lato però c’è uno scoramento, sempre più dilagante e frustrante, perché ormai si sa, sarà dura riportare questo paese a sedersi al tavolo dei grandi.
Ultima modifica il Lunedì, 23 Ottobre 2017 12:06