Mercoledì, 25 Ottobre 2017 08:30

Intelligenza artificiale: quando le macchine superano “quasi” l’uomo

Scritto da  Francesco Sanetti
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Dilaga nei mercati mondiali la febbre da A.I, con un giro d’affari pari a 20 miliardi di euro: scopriamo questa nuova e “misteriosa” tecnologia capace di rendere possibile l’impossibile.



Nel 2011 l’inventore e tecnologo Ray Kurzweil, descriveva un mondo in fermento, dominato da cambiamenti repentini e improvvisi: “un mondo umano, che trascenderà le nostre radici biologiche” e poi ancora “un mondo in cui le tecnologie basate sull'informazione racchiuderanno tutta la conoscenza e tutte le abilità umane, e alla fine includeranno le capacità di riconoscimento di forme, le abilità nella soluzione dei problemi e l'intelligenza emotiva e morale del cervello umano”, così citavano alcuni dei passi del suo libro. Un assunto che oggi echeggia nelle nostre menti, risuonando un po' come una premonizione.

L’hanno chiamata l’invenzione del nuovo millennio, un’espressione forse un pò saccente e fuorviante, che poi in fin dei conti tanto esagerata non è, viste le cifre esorbitanti di questo mercato fruttuoso che fa molto parlare di sé: basti pensare che la neo-invenzione dei chat-bot, i “futuri” assistenti virtuali che rivoluzioneranno il concetto di customer satisfaction, hanno generato introiti per circa 20 miliardi di euro nel biennio 2016-2018, una volume d’affari destinato ad arrivare fino a 35 miliardi di euro entro il 2022. Cifre da capogiro se si pensa che l’intelligenza artificiale è una branca relativamente giovane della conoscenza, rimasta praticamente nell’oblio fino a qualche anno fa, quando è tornata prepotentemente alla ribalta grazie alla proliferazione di device sempre più innovativi e allo strapotere della rete. Non solo l’intelligenza artificiale mobilita ingenti somme di denaro, ma crea inconsapevolmente una vera e propria convergenza cross-settoriale, con benefici tangibili per molte realtà industriali che spostano i loro core-business su settori ad elevato profitto: di recente Intel e Facebook hanno dato vita a joint venture che prevede un mutuo scambio di know-how e tecniche in materia di intelligenza artificiale. Da voci di corridoio sembra che Intel stia sviluppando il processore per reti neurali Intel Nirvana (NNP), che tramite l’apprendimento accelerato, consentirà di stravolgere il campo della meteorologia, permettendoci di prevedere i cambiamenti atmosferici con largo anticipo.


E’ di stamane la notizia di Amazon che ha deciso di investire circa 1,25 milioni di euro nella Cyber Valley, un innovativo polo di ricerca degno dell’ambientazioni di Star Trek, dove tra l’altro figurano anche altri player famosi come Bmw, Bosch, Daimler e Porsche: che dire, se ci investono loro sarà il trend giusto. L’intelligenza artificiale nei prossimi anni investirà quasi tutti i settori della nostra esistenza, dagli algoritmi predittivi per i malati tumorali all’analisi dei dati finanziari, fino ad arrivare alle professioni più impensabili come l’attività notarile e l’avvocatura, due figure che, diciamocela tutta, con la tecnologia sono proprio agli antipodi: insomma una vera e propria osmosi tra l’AI, come la chiamano oltreoceano, e molti settori disciplinari. Secondo la Accenture Technology Vision 2017, l'intelligenza artificiale è destinata a diventare un vero e proprio portavoce digitale delle aziende, perfettamente assorbito nelle dinamiche lavorative della nostra quotidianità. Il 79% degli executive intervistati nello studio, concorda nel prevedere che il machine learning rivoluzionerà le modalità di raccolta dei dati e di interazione delle aziende con i clienti: è come se oggi andassimo alla posta, e anziché domandare informazioni presso un info-point, ci si palesasse davanti un terminale digitale che fa le veci di un uomo, a cui potremmo chiedere tutto, o quasi.


Il fatto che l’intelligenza artificiale trovi ampio spazio tra realtà lavorative sedimentate negli anni, testimonia la straordinaria potenza di questo campo così vasto, che per sua natura vive ancora in uno stadio primordiale; con riferimento a quanto citato poc’anzi, la startup anglosassone CaseCrunch dell’università di Cambridge ha lanciato una sorta di test di Turing applicato alla giurisprudenza, con un grado di accuratezza che verrà esaminato da una commissione presenziata (ovviamente) da Google, che si riunirà a Londra il 27 ottobre. L’esempio appena citato non è certo un unicum. le soluzioni “intelligenti” stanno entrando in tutti gli studi professionali del mondo seguendo una direttrice comune: il fine ultimo è quello di avvalersi di sistemi intelligenti e automatici che vadano a soppiantare l’uomo nello svolgimento di ruoli e mansioni routinarie. Stesso risultato, stesso compito, ma con un abbattimento dei tempi pari al 200%, la ratio è sempre quella, risparmiare e velocizzare: bello no? A corroborare questa ipotesi, che già sta mandando in visibilio milioni di avvocati in giro per il mondo, è uno studio condotto da McKinsey, che riporta come il ricorso all’intelligenza artificiale condurrebbe a una sforbiciata del 13% sulle ore di ufficio degli avvocati, anche se altri report azzardano un incremento del 20%. Una ricerca simile condotta dall’Osservatorio professionisti e innovazione del Politecnico di Milano, afferma che la spesa complessiva per l’intelligenza artificiale è arrivata a quota 1,4 miliardi di euro, in rialzo del 2,5% dell’anno precedente, sintomi questi di un mercato in forte crescita, con aspetti simili al “boom” di Internet degli anni ’90. Sorridono anche gli esperti di marketing e comunicazione, ultimamente sempre più denigrati e messi nel dimenticatoio; riducendo il tempo di istruttoria delle pratiche, ci sarà bisogno, per esempio, di addetti di marketing e comunicazione con competenze interdisciplinari nei campi dell’informatica e del machine learning per istruire le macchine. Ma la disamina potrebbe continuare all’infinito, vista l’ampiezza della casistica presente sul mercato. Tra opportunità e tassi crescita, le critiche come al solito non sono tardate ad arrivare: l’ossimoro “intelligenza artificiale”, implica l’attribuzione di una prerogativa tipica dell’uomo a un’entità astratta, come a volver significare una sottomissione del primo al secondo, anche se le cose non stanno proprio così. Dormite sogni tranquilli quindi: se nel futuro l’intelligenza artificiale dilagherà, ci sarà sempre più bisogno dell’intelletto umano, delle sue emozioni e della sua creatività, perché nessuna macchina potrà prevalere sullo scibile umano.

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Ottobre 2017 09:40