Domenica, 27 Agosto 2017 12:45

PIR (Piani Individuali Risparmio): cosa sono?

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I piani individuali di risparmio (o PIR), introdotti dall’ultima legge di bilancio, sono stati creati come forma di investimento a medio termine, proprio per veicolare i risparmi verso le piccole e medie imprese italiane. Saranno proposti e gestiti da società di gestione del risparmio ma potranno essere anche di natura assicurativa o inseriti nell’ambito del risparmio amministrato ma esclusivamente riservati alle persone fisiche.


I piani individuali di risparmio, già presenti con successo all’estero (in nazioni come Gran Bretagna, Francia, Usa e Giappone) da anni, sono uno strumento dedicato in particolare ai piccoli investitori. Ogni singolo PIR, che dev’essere mantenuto almeno 5 anni, non può superare i 30mila euro di investimento. E un singolo investitore non può superare i 150mila euro di investimento. In cambio l’investiore otterrà un abbattimento di tutto il carico fiscale: in altri termini non pagherà tasse su capital gain, dividendi, successione e donazioni.

Come investire in un PIR

Le risorse raccolte potranno essere investite in diversi strumenti finanziari come azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento e anche conti correnti bancari. Un “vincolo di diversificazione” prevede che il 70% di quanto investito debba essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane. E di questo 70% deve essere investito almeno il 30% in imprese non incluse nel FSTE Mib, ossia in aziende di dimensioni minori (PMI).

Perché investimenti di medio periodo

I piani di investimento individuale non hanno una durata massima. E’ invece definita una durata minima di 5 anni sopra i quali non verranno applicate tasse sulle rendite finanziarie, mentre se le somme vengono riscosse prima dei 5 anni il risparmiatore deve versare la normale tassazione del 26%.
Inoltre i PIR non sono soggetti all’imposta su successioni e donazioni.

Conviene?

In questa fase, le proposte sono ancora abbastanza onerose, sia per colpa dei costi di sottoscrizione e/o gestione, sia per quelli di performance. Ad oggi esistono costi che vanno fino al 4% di sottoscrizione e 1/2% di gestione annua. Quindi, tirando le somme, perché non aspettare un po’? Prima di investire in un PIR, occorre sincerarsi che le capacità di gestione di chi lo propone siano fondate, e che quindi abbia delle credibili prospettive di performance positive. Non cediamo all’ingenuità, non facciamoci obnubilare la mente dalla “libido fiscale” e “libido speculandi”!

www.aiutoconsumatori.it

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