Lunedì, 15 Gennaio 2018 10:15

Giudici contro padri. Esposto di Codici al Ministero della Giustizia

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Continua l’impegno di Codici in merito alla campagna “Voglio papà” a tutela dei tantissimi padri separati oggi vittima di decisioni assolutamente sproporzionate da parte della magistratura

I dati ISTAT sono infatti inequivocabili: in presenza di affido condiviso, la casa coniugale viene attribuita alla madre nel 60% delle circostanze e l’assegno alimentare viene corrisposto dal padre addirittura nel 94% dei casi. Queste cifre dimostrano in maniera evidente come le Corti stiano di fatto aggirando il diritto alla bigenitorialità, previsto dalla Convenzione sui diritti dell’Infanzia da ormai oltre 20 anni.

Un principio sacrosanto, reso poco più di un simulacro grazie ad un uso mirato di articoli del codice civile relativi alla “residenza abituale” del minore (316), all’affidamento ad un solo genitore (337-quater) o all’assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza (337-sexies). Queste sono decisioni che non solo realizzano una specie di “falso condiviso” atto ad ignorare la legge, ma che, soprattutto, finiscono per generare disparità sociali gravi, se non addirittura crisi economiche ai limiti dell’irreversibile. A tal proposito il rapporto Caritas 2014 è particolarmente preoccupante: in Italia i padri separati sono circa 4 milioni, di cui circa 800 mila si trovano sulla soglia di povertà a causa di decisioni dei tribunali relative all’assegnazione dei figli, all’assegnazione della casa familiare e alla misura dell’assegno di mantenimento.

Per questo Codici ha promosso e continua a promuovere la campagna intitolata “Voglio papà”: una campagna caratterizzata da diverse iniziative, tra cui la richiesta alle Corti/Tribunali ritenuti maggiormente sbilanciati di fornire dati statistici riferiti al biennio di attività 2014/2015 relativi a:

1) percentuali di collocamento prevalente del minore presso la madre in regime di affido condiviso ovvero presso il padre;
2) percentuali di condanne alle spese di lite a carico del padre ovvero a carico della madre;
3) percentuali di decisioni che hanno disposto il regime di mantenimento diretto dei minori;

Dati statistici che, a norma di legge, sono considerati di interesse pubblico e che per questo dovrebbero essere forniti su richiesta. La Corte D’Appello, con la nota prot. 33485 del 21 agosto 2017, ha illegittimamente rifiutato l’accesso ai dati di cui sopra, con la motivazione che questi non risulterebbero immediatamente desumibili dai registri informatici. Un rifiuto che non solo suona come una presa in giro, considerato che, a partire dall’anno di rivelazione 2013, Istat raccoglie informazioni relative ad ogni singolo procedimento concluso dal punto di vista giudiziario. Secondo Codici infatti la risposta della Corte Di Appello di Roma è da considerarsi come un’omissione colpevole atta a non svelare dati statistici che mostrerebbero il pesante sbilanciamento dei magistrati a danno di migliaia di padri separati.

Per questo Codici ha inviato un esposto al Ministero della Giustizia in data 08/01/2018, perché disponga un’indagine relativa ai fatti riportati e perché adotti tutte le misure ritenute di giustizia. Si tratta di un altro passo doveroso per fare luce su una storia di illegalità manifesta, che, oltre ad essere moralmente inaccettabile, sta facendo danno incalcolabili non solo a tantissimi papà, ma anche a tantissimi figli.

Resta intanto attiva la petizione con cui Codici chiede la diffusione pubblica di dati statistici relativi all'affidamento dei minori. Per aderire clicca qui:

 http://codici.org/home/petizioni/affidamenti-dei-minori-codici-si-rendano-pubblici-i-dati-statistici.html

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