Giovedì, 09 Novembre 2017 15:50

Fondo vittime reati violenti Ennesima beffa dello Stato italiano Risarciti solo a determinate (e insensate) condizioni

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Nonostante nella "Legge Europea 2016” sia affermato che: "Tutti gli Stati membri provvedono a che le loro normativenazionali prevedano l’esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori, che garantisca un indennizzo equo ed adeguato delle vittime", la situazione in Italia è ben diversa.

Le vittime di reati violenti denunciano di essere completamente dimenticate dallo Stato. E' dal 2004 che l'Unione Europea chiede al nostro paese di emanare una legge che tuteli le vittime dei reati violenti e nonostante i vari richiami della Corte europea di Giustizia e alcuni passi avanti quello che è stato fatto non è ancora sufficiente.

La questione delicata è quella che riguarda gli indennizzi dovuti dallo Stato alle vittime di reati violenti intenzionali - quando commessi da ignoti o non risarciti dagli autori - e ai figli di donne e uomini assassinati da partner o ex partner.
Nel decreto entrato in vigore qualche giorno fa che rende operativa la direttiva europea del 2004, sono stabiliti gli importi che devono essere corrisposti alle vittime di reati violenti. Ebbene, si è cercato in qualche modo di adeguarsi alla normativa europea ma ad oggi esistono dei paletti importanti.

Innanzitutto il budget complessivo disponibile non è illimitato (2,6 milioni all’anno) e prevede:

7.200 euro per il reato di omicidio;
8.200 euro per omicidio commesso dal coniuge o dal convivente da liquidare in favore dei figli della vittima;
4.800 euro per chi è stato vittima del reato di violenza sessuale, salvo che ricorra la circostanza attenuante della minore gravità;
fino a 3.000 euro per gli atti di libidine e di altri crimini, ma percepibili esclusivamente per rimborsare spese mediche e di assistenza.
(chi si occupa delle spese legali e di tutte le altre spese causate dall'evento violento?)

Ma non finisce qui: le clausule e le restrizioni sono ben altre. Non tutti indistintamente hanno accesso al fondo.
Sono stati stabiliti dei tetti di reddito massimi: la vittima ha diritto al risarcimento solo se ha un reddito annuo non superiore a quello previsto per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, per il 2017 tale reddito è pari a 11.528,41 euro; questo esclude praticamente tutti, chi è reso invalido e percepisce per questo una pensione, chi è rimasto solo e percepisce la pensione del coniuge scomparso o chi semplicemente abbia un lavoro subordinato.

Inoltre, gli indennizzi spettano soltanto alle vittime di reato doloso, quindi intenzionale, ma non colposo e solo se commesso con violenza alla "persona": i casi di violenza morale non sono compresi, di conseguenze percosse, maltrattamenti, atti persecutori sono esclusi, ma anche reati comuni come furto, lesioni od omicidio colposi e truffa.
Le vittime sono totalmente sbeffeggiate dalle Istituzioni che in nessun modo cercano di porre rimedio a atti di così grave violenza subita.

Nessun risarcimento potrà sanare tali ferite, nessuna cifra potrà riportare in vita le vittime di questi reati, ma sentirsi abbandonati, soli ed in nessun modo tutelati dallo Stato che sempre dovrebbe sostenere i suoi cittadini, rende tutto ancora più amaro.
E' quasi come se la pena dovessero scontarla eternamente loro, le vittime, e non i loro carnefici, portando ogni giorno addosso i segni di quanto avvenuto e pagando per colpe che erano di qualcun'altro.

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