Martedì, 07 Aprile 2015 12:13

Via Tertenia: a prezzo di mercato case senza certificato di agibilità e impianto di raccolta acque reflue

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Ennesimo scandalo nel settore dell’Edilizia residenziale convenzionata a Roma. 42 proprietari si rivolgono a CODICI per un’azione risarcitoria contro una delle società del Gruppo Marronaro. Roma Capitale avrebbe dovuto vigilare su tutto l'iter amministrativo

Roma, 7 aprile 2015 – Si possono vendere decine di appartamenti senza il certificato di agibilità? La risposta è semplice: no. Eppure è accaduto a Roma, dove ben tre palazzine da 35 unità ciascuna sono state vendute senza la necessaria documentazione. La zona dove sorgono le case è quella di Monte Stallonara, vicino alla sede del Consiglio regionale del Lazio, precisamente in Via Tertenia, una strada che sorge quasi dal nulla, fra il verde dei campi e il rumore del vicino svincolo del GRA.

A costruire gli immobili è la ditta Marro 6 S.r.l dell’imprenditore romano Marronaro che comincia i lavori nel 2008 in virtù di un accordo con Roma Capitale per la realizzazione di appartamenti di edilizia residenziale convenzionata. Questa intesa permette a chi acquista di accedere a un prezzo più basso di quello di mercato e a chi costruisce di ricevere i permessi grazie alla convenzione siglata con il pubblico.
Nella vendita di Monte Stallonara molte cose però vanno storte e un gruppo di acquirenti formato da 42 proprietari si è rivolto all’Associazione Codici per intentare l’azione risarcitoria. I proprietari infatti si sono resi conto di aver acquistato a un prezzo più alto, simile a quello dettato dal mercato. Per l'esattezza al prezzo di Euro 2.773 al metro quadro, tutti indistintamente, mentre secondo i calcoli effettuati dai tecnici investiti dai condomini, il prezzo reale, nel rispetto della convenzione e della legge, avrebbe dovuto aggirarsi intorno ai 2.200 euro al metro quadro.
Parte della determinazione del prezzo di cessione così alto si nasconde nel complesso meccanismo di calcolo; inoltre il prezzo è lievitato a causa delle cosiddette migliorie, ovvero, quelle opere che i proprietari avrebbero potuto aggiungere in corso d’opera. Presto i proprietari si accorgono che le migliorie hanno ben poco di facoltativo. Volenti o nolenti tutti sono obbligati a introdurle. Per alcuni, la somma sborsata in più al momento del rogito è di 18mila euro, per altri invece si superano i 20mila. Tutti quindi hanno raggiunto il prezzo massimo di cessione, cosa strana visto che le migliorie sarebbero dovute essere opzionali.
La sequela di criticità per questa trattativa non finisce qua. Le case infatti sono state consegnate con 2 anni di ritardo perché i primi inquilini sono potuti entrare solo alla fine del 2012. Un anno di perizie tecniche svolte dai consulenti nominati dai condomini hanno portato a questi risultati: vizi di costruzione fra cui infiltrazioni, ponti, coibentazioni e soprattutto la mancata realizzazione dell’impianto di raccolta delle acque reflue.
Ebbene sì, nella lavorazione di queste case in edilizia convenzionata è stata tralasciata anche questa parte. Tanto è vero che a gennaio del 2014 le forti piogge provocano gravi danni nella parte interrata delle palazzine, a cominciare dall’allagamento dei garage e il guasto degli ascensori.
Ma la criticità più eclatante è che Roma Capitale ha espressamente rigettato la richiesta del certificato di agibilità degli edifici, a causa della mancanza di autorizzazioni precise. La convenzione con Roma Capitale ha espressamente vietato la messa in vendita degli appartamenti senza il certificato di agibilità degli edifici, ma malgrado tale divieto sono stati venduti decine di appartamenti, i cui contratti di vendita potrebbero anche essere dichiarati nulli.

 

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