Venerdì, 16 Dicembre 2016 14:47

Trump: tra il dire e il fare c’e di mezzo l’establishment

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Non voglio esprimermi né pro, né contro il neoeletto presidente degli Stati Uniti. La più grande e avanzata democrazia del mondo lo ha portato alla Casa Bianca e dobbiamo prenderne atto.

Cerchiamo invece di capire come è potuto accadere, dal momento che quasi tutti i media occidentali, la grande finanza, i sondaggi e i sondaggisti, gli analisti politici, i commentatori si erano schierati contro di lui. Come è potuto accadere che tutte le previsioni perfino quelle del giorno prima che davano la Clinton di gran lunga in testa siano state ribaltate e smentite dal risultato reale? La risposta è semplice: ha votato chi non era mai stato ascoltato perché non considerato degno di essere preso in considerazione. Ha votato così quella gran parte della popolazione alla quale era stato detto da decenni di mettersi da parte perché non aveva diritto a sperare nella prosperità. Ha votato per Trump una maggioranza silenziosa che non è assolutamente moderata, manipolabile e perfino trascurabile: una maggioranza silenziosa che si è rivelata estremista, aggressiva e rivoluzionaria. Operai, piccoli imprenditori, contadini, impiegati precari, commercianti e quella miriade di “drop out” ha usato il proprio voto come una piccola personale miccia che ha fatto esplodere il progetto elettorale di chi contava che il candidato repubblicano non avrebbe mai vinto a causa della sua eccentricità politicamente scorretta e quindi impresentabile. E invece ha prevalso proprio chi ha preso a schiaffoni quel “politicamente corretto”, imposto dall’ “intellighenzia”, dai radical chic, dai grandi gruppi finanziari, dai profeti della globalizzazione, dagli “illuminati” di un nuovo ordine mondiale che vorrebbe imporre un modello unico e un pensiero unico al pianeta. Anche se la maggior parte di coloro che si schierano con l’establishment e il politicamente corretto hanno immediatamente messo all’indice Trump come rozzo uomo di destra, non si son resi conto che il tycoon ha vinto proprio perché, a differenza della sinistra, ha paradossalmente cavalcato la lotta di classe: di quelle classi di inascoltati, di piccoli e insignificanti elettori, che non erano mai andati a votare, che non leggono i giornali, che in tv seguono solo le soap operas. Insomma quella “maggioranza silenziosa” che tracima in America, ma anche in Europa, che sembra dormire ma è pronta a risvegliarsi e a far cambiare il corso della storia. C’è da chiedersi poi perché questa maggioranza non sia controllabile e riconducibile agli schemi del sistema; perché nonostante i milioni di dollari spesi per la campagna elettorale, nonostante il coro degli appelli dei giornali, delle televisioni e perfino di Obama a favore di Hillary, abbia vinto il ciuffo biondo di Trump. Perché il sistema è autoreferenziale e sostanzialmente parla a se stesso. Inoltre, quella maggioranza silenziosa dispone oggi di uno strumento che è più potente di tutti i media fino a ieri sperimentati: è lo smartphone che tutti abbiamo in tasca, con il quale ci scambiamo informazioni e condividiamo opinioni a livello planetario. Parafrasando la celebre frase di Humphrey Bogart , nel film “L’ultima minaccia”(1952), potremmo dire oggi: “…è il web, bellezza… e tu non ci puoi far niente” . C’è tuttavia da interrogarsi come reagirà l’establishment a questo nuovo e ingombrante soggetto politico che è a capo della più grande potenza della Terra e che ha in mano le chiavi dell’apocalisse. Si sa, le promesse elettorali hanno le gambe corte, mentre gli atti di governo sono sempre condizionati dalle mediazioni. E’ impossibile al momento fare delle previsioni: auguriamoci solo che prevalga il buon senso soprattutto nella politica internazionale. Un nuovo rapporto più sereno e collaborativo tra gli USA e la Russia è sicuramente positivo e smorza le tensioni della rinata guerra fredda. Mentre destano preoccupazioni alcune affermazioni di Trump in tema ambientale, ma in questo campo speriamo che esperti e scienziati che abbondano in America e nel mondo siano più convincenti dei politici.