Mercoledì, 05 Aprile 2017 09:03

La processionaria del pino

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La Thaumetopoea pityocampa, comunemente chiamata processionaria del pino, è un insetto fitoparassita ampiamente diffuso in Eurasia (Italia compresa) e in Nord Africa.

Esso è altamente distruttivo per le pinete (le specie arboree maggiormente colpite sono il Pinus nigra e il Pinus sylvestris). Durante la fase larvale causa gravi danni al fogliame, arrivando anche a pregiudicare il ciclo vitale della pianta.


Il nome “processionaria” deriva dall’abitudine delle larve di spostarsi una di seguito all’altra in fila indiana, in una sorta di processione. Esse, in genere, hanno una lunghezza variabile da 1 a 4 cm e sono dotate di numerosissimi peli urticanti sul dorso e i fianchi, che costituiscono un efficace strumento difensivo.

Un semplice contatto con le larve di questo insetto può avere effetti nocivi da modesti a gravi (soprattutto negli animali endotermi, uomo compreso). I finissimi peli/setole penetrano con estrema facilità nella cute, provocando dolorosi eritemi papulosi altamente pruriginosi. Se le setole, o frammenti di esse, vengono a contatto con l’epidermide la reazione si risolve dopo qualche giorno, senza particolari problemi (a meno di rare risposte allergiche), tuttavia se, malauguratamente, le setole vengono a contatto con occhi, bocca, mucosa nasale e/o vie respiratorie la reazione può essere più intensa e causare problemi più gravi e duraturi.
L’effetto urticante è dato dal rilascio di istamina, una molecola organica mediatore chimico dell’infiammazione.

Il ciclo vitale di questo insetto parte con le uova nel mese di agosto, deposte dalla femmina in ammassi di 200-300 unità sugli aghi dell’albero ospitante. Dopo circa 4 settimane nascono le larve, che, seppure di piccole dimensioni, hanno forti mandibole capaci di triturate da subito i duri aghi dei pini. Vista la loro voracità e numero, defogliano completamente il ramo ospite in poco tempo, dopo di che migrano verso nuovi rami in cerca di altro nutrimento.
Sui rami che depredano, le larve costruiscono un nido, dalla tipica forma sferoidale e di colore bianco-grigiastro, questo grazie ad un filo sericeo (simile alla seta) di produzione endogena. Inizialmente i nidi sono provvisori, ma verso ottobre viene costruito un nido più grande e stabile per affrontare il periodo invernale (al suo interno si crea un “microclima” in grado di mitigare i rigori dell’inverno).
L’attività delle processionarie riprende in primavera e nel mese di maggio scendono dall’albero per dirigersi verso un luogo adatto ad effettuare la metamorfosi in adulto. Trovatolo si interrano ad una profondità di circa 10-15 cm e passano allo stato di crisalide.
Lo sviluppo normalmente avviene in circa 2 mesi, anche se una parte delle crisalidi può entrare in uno stato di diapausa e rimanere quiescente fino a 6-7 anni.
L’adulto, una falena, ha vita molto breve, inferiore alla settimana. La femmina si reca subito su un albero ad alto fusto, dove aspetta il maschio, attirato dai suoi ferormoni, per accoppiarsi.
A fecondazione avvenuta la femmina vola in cerca della pianta più adatta per la deposizione delle uova e, quindi, per ricominciare il ciclo.
L’attività di questo insetto, sia allo stadio larvale di bruco che a quello adulto di falena, è prevalentemente notturna. Di giorno le larve rimangono a riparo nel nido e gli adulti immobili sui tronchi degli alberi.

Essendo un insetto particolarmente distruttivo la disinfestazione è praticata in molti paesi (in Italia è obbligatoria dal 1998, con Decreto Ministeriale 17.04.1998, poi abrogato e sostituito dal Decreto Ministeriale del 30.10.2007).
Vi sono diversi metodi di lotta, da quella meccanica con trappole e taglio dei rami infestati, a quella biologica con batteri patogeni e predatori naturali (come la formica rufa), sino a quella chimica con pesticidi.

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Nella foto un nido di processionaria del pino. Un efficace metodo di lotta è quello di sparare ai nidi con i fucili da caccia nel periodo di dicembre e gennaio. I pallini da caccia, sebbene non provochino la morte diretta delle larve, lacerano il bozzolo e fanno si che il freddo invernale penetri al suo interno, causando la morte delle larve per l’eccessiva diminuzione di temperatura.
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La peluria delle larve di processionaria è talmente fine che si può staccare anche con la semplice azione del vento. Quindi il passaggio in zone particolarmente infestate, a prescindere dal contatto diretto, può causare problemi se non si adottano adeguate protezioni.
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Nella Foto un esemplare adulto di Thaumetopoea pityocampa.