Venerdì, 13 Ottobre 2017 09:27

Il barramunda

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Probabilmente a molti il nome barramunda dirà ben poco, questo sempre se non si abiti (o si sia abitato) nella parte nord orientale dell’Australia, più precisamente nello Stato del Queensland. Il barramunda (Neoceratodus forsteri) è un pesce osseo d’acqua dolce appartenente all’ordine dei Dipnoi (pesci polmonati) endemico di due fiumi del Queensland meridionale, il Burnett e il Mary.

L’ordine dei Dipnoi risale al Devoniano (circa 400 milioni di anni fa) e la loro massima diffusione si ebbe durante il Triassico (250-200 milioni di anni fa), i ritrovamenti fossili suggerisco che essi fossero diffusi nelle acque dolci di tutta la Pangea (il super continenti che tra i 500 e i 200 milioni di anni fa comprendeva tutte le terre emerse).


Oggi solamente 6 specie (raggruppate in tre famiglie) sono sopravvissute e possono essere considerate dei veri e propri “fossili viventi”. I protopteridi (4 specie endemiche delle acque interne dell’Africa), i lepidosirenidi (1 specie endemica dell’America Meridionale) e i neoceratodontidi (1 specie endemica dell’Australia, il “nostro” Neoceratodus forsteri).

Tutti i dipnoi viventi sono pesci d’acqua dolce. Tra le specie attuali il barramunda è probabilmente quella più arcaica e affine ai “cugini” preistorici. Quando, circa 220-200 milioni di anni fa, il super continente Pangea cominciò a dividersi in due continenti, uno settentrionale, la Laurasia, e uno meridionale, la Gondwana, il barramunda rimase quasi subito isolato dagli altri dipnoi.

Specificità a parte, tutti i dipnoi hanno delle caratteristiche base in comune:
• prima fra tutte, ovviamente, un primitivo polmone che consente loro di assorbire ossigeno direttamente dall’aria, in alternativa alla normale respirazione con le branchie (come tutti i pesci ossei, i dipnoi hanno un paio di branchie opercolate del tutto funzionanti);
• altra caratteristica comune è la presenza delle coane, ovvero le fosse nasali che mettono in comunicazione le narici con la rinofaringe;
• le pinne dorsali, caudali ed anali inglobate in un’unica pinna caudale;
• il paio di pinne pettorali e ventrali carnose e robuste, soprattutto grazie ad una differente disposizione delle ossa rispetto ai normali pesci ossei;
• Si distingue una prima separazione tra la circolazione sanguigna generale e quella polmonare.

Il Neoceratodus forsteri ha un corpo allungato e massiccio, che differisce dal corpo esile, anguilliforme, degli altri dipnoi viventi. Differenti anche le scaglie che ricoprono il corpo, grandi e rigide e non piccole e morbide.
Rispetto alle specie africane e sud americane, il barramunda può respirare aria solo per un periodo limitato di tempo. Durante la stagione secca può resistere all’interno di piccole pozze d’acqua, respirando aria atmosferica, ma soccombe se le pozze si asciugano completamente. Al contrario gli altri dipnoi viventi sono capaci di sopravvivere a lunghi periodi di siccità (fino a 4 anni!) seppellendosi nel fango del fondale e sigillandosi in una specie di tana circondata da muco protettivo (una volta in questo stato essi respirano esclusivamente ossigeno atmosferico e riducono fortemente il proprio metabolismo: i prodotti di scarto metabolico sono convertiti in urea, invece che in ammoniaca, tossica se non diluita in acqua).

Neoceratodus_forsteri_02

Un esemplare adulto di barramunda (Neoceratodus forsteri) può arrivare a misurare 1,70 metri di lunghezza per un peso di 40 kg, la media si assesta sul metro di lunghezza per circa 25 kg di peso. Vive nelle buche più profonde dei fiumi (in genere dai 3 ai 10 metri di profondità), con acque ferme o quasi e fondali da fangosi a ghiaiosi (la posizione molto avanzata del paio di pinne pettorali e quella piuttosto arretrate del paio di pinne ventrali, unito al fatto di avere consistenza carnosa, gli permette un agevole spostamento sui fondali).
La sua dieta è principalmente carnivora, si ciba di pesci, molluschi, anfibi, gamberetti e lombrichi, che individua nel sedimento dei fondali. Alcune volte può integrare la dieta di base anche con materiale vegetale e frutti.

Il barramunda è molto longevo, in natura può vivere mediamente dai 25 ai 30 anni. In cattività tale valore sale considerevolmente, basti pensare che un esemplare ospitato nell’acquario Shedd di Chicago sin dal lontano 1933, chiamato “Granddad”, e morto lo scorso febbraio (2017), si stima abbia avuto un’età di ben oltre 90 anni (poiché portato nell’acquario già adulto). Esso ha il primato assoluto di pesce più vecchio mai vissuto in un acquario.
Si ritiene che i pesci crossopterigi (solo specie fossili), da cui, circa 350 milioni di anni fa, nacquero i primi anfibi, siano un ramo primitivo dei dipnoi distaccatosi molto presto da questi.