Giovedì, 16 Novembre 2017 10:41

Inquinamento di micro e nanoplastica nei cibi

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Vi ricordate la battuta iniziale di uno dei film più belli della storia del cinema, “Il laureato” anno 1967? Ad un frastornato Dustin Hoffman fresco di studi, un amico di famiglia diede questo consiglio “Plastica! il futuro è nella plastica!”. Credo che mai nessun consiglio sia stato più profetico visto che ormai siamo così circondati da plastica ed iniziamo pure a “mangiarla”.


Guardiamoci intorno: probabilmente stiamo toccando cose di plastica, siamo seduti su oggetti di plastica, siamo vestiti con abiti in gran parte fatti di fibre sintetiche, quindi plastica. Non parliamo poi delle bottiglie di plastica, dei sacchetti di plastica, dei contenitori di plastica… basta fare una semplice passeggiata lungo una strada di campagna per vedere uno spettacolo di inciviltà senza pari: rifiuti plastici ovunque!

Che fine faranno secondo voi? Alla prossima alluvione saranno portati tutti al mare attraverso torrenti e fiumi. Questi rifiuti poi, abbandonati nell’ambiente, subiranno processi di fotodegradazione dovuti ai raggi UV presenti nello spettro solare e processi di erosione meccanica che porteranno ad una polverizzazione sempre più minuta fino a dimensioni microscopiche ed ancora più piccole.

Questi nuovi inquinanti sono adesso comunemente trovati nei fiumi, lungo le coste ed in mare aperto dove si parla di innaturali isole di plastica. Recenti studi hanno trovato che queste micro e nanoplastiche sono ingerite dal comune zooplancton che vive nelle acque dolci e salate passando poi in tutta la catena alimentare che si nutre di questo alimento come i pesci e gli altri organismi marini ed infine arrivano nelle nostre tavole … e buon appetito!

A questo tipo di inquinamento, che in fin dei conti si potrebbe evitare con una buona dose di civiltà e punizioni più severe, in questi ultimi tempi se ne va aggiungendo un altro, più nascosto e trascurato: quello proveniente dalle nostre case.
Particelle di microplastica sono sempre più presenti in molti prodotti cosmetici e per la cura del corpo come dentifrici, lozioni, saponi e creme per il corpo. Questi prodotti vengono usati giornalmente da milioni di persone per finire poi, attraverso le acque di scarico delle nostre case, fino ai depuratori nelle nostre città e da qui nei nostri fiumi e mari.
Anche le fibre tessili sintetiche dei nostri indumenti o dei nostri arredi come divani e poltrone costituiscono un’altra importante sorgente di microplastiche. Principalmente i nostri vestiti sono costituiti da poliestere e ad ogni lavaggio in lavatrice molte microfibre sono disperse nelle acque di scarico .

L’efficacia dei tradizionali depuratori comunemente usati nelle nostre città, quando funzionano, è ancora incerta contro questo nuovo tipo di inquinamento. E ci sono studi contrastanti in merito. Tuttavia è necessario studiare il fenomeno per apportare le necessarie modifiche alle nostre tecniche di depurazione delle acque per evitare la dispersione di questi inquinanti negli ambienti acquatici.
Infatti mentre il ricorso a normali filtri potrebbe rimuovere le plastiche con dimensioni microscopiche come fare con quelle con dimensioni nanometriche?
Tra l’altro la rivelazione di particelle nanometriche nell’ambiente o nei cibi è molto difficoltosa a causa della loro dimensione piccolissima e dal fatto che presentano scarso contrasto con il materiale organico in cui sono immerse per cui con i normali metodi di microscopia elettronica non sempre vengono rilevate. Per cui è necessaria tutta una nuova procedura per il loro rilevamento e misura.

Questo nuovo tipo di inquinamento sta assumendo dimensioni sempre più imponenti. Si prevede che nel 2050 la plastica prodotta raggiungerà la cifra di 40 miliardi di tonnellate: abbastanza per avvolgere l’intero mondo con sei strati di film sottile! Come smaltiremo tutta questa plastica ? Il suo riuso e riciclo sono le soluzioni attualmente utilizzate. Anche se ancora troppo poco. Il riciclaggio e la ricerca di nuove tecnologie di depurazione offriranno ulteriori soluzioni utili. Ma la soluzione definitiva dovrà essere l’abbandono di questo materiale a favore di uno più ecocompatibile.