La vita non è un (video)gioco

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La dipendenza da videogame ormai è realtà: l'Oms l'ha riconosciuta ufficialmente come patologia, nella speranza che questo possa favorire il ricorso a opportune terapie.


Lo chiamano "gaming disorder" ed è stato inserito nel capitolo sulle patologie mentali dell'International Classification of Dieases (ICD), nell'elenco ufficiale delle malattie. Secondo questo elenco, la dipendenza da gioco si manifesta in "una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita".

La dipendenza può causare cefalee, ansia, depressione, ma anche attacchi epilettici e i più affetti sono adolescenti, prevalentemente maschi (dai 12 ai 15 anni), che passano gran parte della loro giornata a giocare ai videogame.

Giocare ai videogames può creare una dipendenza e un comportamento talmente compulsivo che può arrivare persino a distogliere la persona che ne soffre dalle altre attività della vita quotidiana. "Ho pazienti che soffrono di una dipendenza da Candy Crush Saga, che sono sostanzialmente simili alle persone che arrivano con un disturbo della cocaina", ha dichiarato al New York Times Petros Levounis, presidente del dipartimento di psichiatria della Rutgers New Jersey Medical School (Usa), che aggiunge: "Le loro vite sono rovinate, i loro rapporti sociali ne risentono, la loro condizione fisica peggiora".

Tra le altre caratteristiche della patologia, ha spiegato Vladimir Poznyak del dipartimento per la salute mentale dell'Oms durante una conferenza stampa, c'è "il fatto che anche quando si manifestano le conseguenze negative dei comportamenti non si riesce a controllarli" e "il fatto che portano a problemi nella vita personale, familiare e sociale, con impatti anche fisici, dai disturbi del sonno ai problemi alimentari".

Quello dei videogame è un settore in crescita a livello mondiale, ma classificare la dipendenza come patologia dovrebbe far riflettere e aiutare i medici a formulare più facilmente una diagnosi, per evitare che un semplice passatempo possa trasformarsi in un incubo.

Giulia Amati