Mercoledì, 30 Novembre 2016 13:29

Fonti del Peschiera – Le Capore acquistate da Acea S.p.A: un altro probabile business sull’acqua?

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Domani presso il Tribunale di Rieti avrà luogo l’udienza per accertare la demanialità dei terreni prossimi alle Fonti del Peschiera – Le Capore e la sussistenza degli usi civici di questi ultimi, acquistati da Acea S.p.A

La vicenda ebbe inizio quando, con una delibera del 31 marzo 2003, il Consiglio comunale di Cittaducale (provincia di Rieti) approvò la convenzione tra il Comune di Cittaducale e l’Acea S.p.A, con la quale si disponeva “l’ampliamento dell’area di protezione delle sorgenti del Peschiera”. L’operazione, già dubbia di per sé, si carica di dettagli non trascurabili nel momento in cui si considera la composizione societaria di Acea, il bacino di utenza del Peschiera e la natura giuridica dei territori concessi.
D’altro canto, le fonti in questione detengono un’importanza cruciale. Sono infatti quelle da cui viene prelevata l’acqua per il fabbisogno della capitale. Roma, in altri termini, beve da una polla la cui gestione non è più garantita da ente pubblico, con tutti i rischi del caso, soprattutto economici, ma anche connessi all’efficiente erogazione del servizio.
Codici impugnò la vendita delle acque ad ACEA S.p.A, ed intervenne muovendosi su due binari: da un lato esigendo il rispetto del patrimonio pubblico sottoposto a demanio, dall’altro ribadendo con forza l’importanza che lo sfruttamento dell’acqua rimanga in mano pubblica. Inoltre quei terreni sono vincolati agli usi civici.
Come è stato possibile deviarli dalla pubblica utilità, perché nessuna Istituzione è intervenuta per bloccare la vendita? Come intenderà Acea S.p.A tutelare i diritti della comunità? Tra l’altro fu permesso al Comune di Cittaducale di vendere come se l’acqua civica fosse di sua esclusiva proprietà.
Il vincolo demaniale e degli usi civici blindano un territorio e lo rendono impossibile da vendere. Un terreno demaniale infatti, per poter essere venduto deve essere sdemanializzato e passare a patrimonio disponibile. Così per gli usi civici che incidono sulle funzioni di alcuni terreni, e anch’essi vanno svincolati dall’utilizzo civico da parte della Regione, prima di essere venduti. Tutto ciò non è stato fatto.
Stime sull’indotto che si andrebbe a creare in quei territori, lo valutano in decine e decine di milioni all’anno, quindi la preoccupazione per Codici è che si verifichi una speculazione da parte di chi è proprietario, ovvero Acea S.p.A, che possa incidere sullo sfruttamento dell’area.
Vendere le sorgenti da cui viene prelevato un bene necessario e non rinunciabile, come l’acqua, equivale a permettere lo sfruttamento di un’utilità essenzialmente pubblica da parte di chi, presumibilmente, agirà secondo interessi che non sono quelli della collettività.
Quando la gestione del servizio idrico comunale viene affidata ad una S.p.A occorre regolare i rapporti economici e patrimoniali destinati ad intercorrere tra la società concessionaria e la popolazione, rappresentata dal Comune stesso.

Codici chiede che Acea S.p.A non venga assolutamente messa in condizioni di speculare e incidere sullo sfruttamento di un bene pubblico come l’acqua e sui territori circostanti.

Le Istituzioni si esprimano in merito, Codici nel frattempo continuerà a muoversi per vie legali.

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