Lunedì, 19 Dicembre 2016 13:51

Un'alleanza per la base della dieta mediterranea. L'olio extra vergine di oliva (Parte Seconda)

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Le cd. “industrie di marca”, aziende di imbottigliamento, multinazionali, che acquistano in prevalenza oli di diverse origini (Europa mediorientale e nord Africa), ricorreranno ancor di più al fenomeno del “blending”, miscelando diversi oli pur di garantire l’offerta al consumatore passivo, oltraggiando la qualità ed il nome dell’extra vergine di oliva italiano.

 

In effetti il 2015 ci ha visti protagonisti della vittoria del primo atto dinanzi all'AGCM contro le aziende LIDL, CORICELLI, CARAPELLI, BERTOLLI e SASSO, colpevoli di porre in essere pratica commerciale scorretta a danno dei consumatori riguarda la caratteristica qualitativa dell'olio commercializzato. Il grave calo di produzione avvenuto negli anni precedenti, le basse previsioni previste per l'anno corrente, le pratiche commerciali scorrette realizzate dai grandi players di mercato, avvalorano maggiormente il protagonismo dei frantoiani, che con le loro produzioni artigianali, rappresentano per i consumatori i testimoni della qualità dell’extra vergine di oliva italiano, gli unici stakeholder di riferimento. La normativa italiana e comunitaria nel settore, ha visto, oltretutto, muovere primi passi opachi nel 2014, iniziando a disciplinare alcuni aspetti critici per i consumatori. L’introduzione nella “legge salva olio” dell’indicazione in etichetta dell’origine delle miscele degli oli di oliva, non rappresenta la risposta adeguata all’esigenza dei consumatori e nemmeno la tutela di una filiera che estrae extra vergine di oliva solo con metodi meccanici e artigianali. Al contrario, una novità significativa potrebbe essere quella del c.d. tappo antirabbocco, che permette ai consumatori di sposare l’eccellenza dei sapori e del gusto di un’extra vergine di oliva con le cucine selezionate negli esercizi pubblici, e ai produttori di testimoniare ed esaltare i differenti tipi di cultivar nelle svariate ricette promosse da chef, tutelandosi rispetto ad un danno per l’intera filiera, provocato da quel fenomeno illegale del rabbocco in oliere etichettate, mediante miscele di scarsa qualità. Da ultima, non per importanza bensì per ordine cronologico di entrata in vigore, la normativa comunitaria sulla nuova etichettatura degli alimenti, che ha coinvolto anche il settore dell’olio extra vergine di oliva, andando a cancellare l’indicazione del luogo di produzione dell’alimento, così da non permettere al consumatore di conoscere la tradizione e la metodologia utilizzata dal produttore nell’estrazione dell’olio selezionato nel momento dell’acquisto. Tutti questi aspetti che hanno coinvolto l’intero comparto dell’olio extra vergine di oliva ed anche i consumatori, introducono ampi spunti di riflessione che si aprono verso il futuro da ambo le parti. L’esigenza dei consumatori di avere una garanzia sulla qualità da portare sulla propria tavola da una parte, la cultura e tradizione molitoria attuata quotidianamente dai frantoiani dall’altra, trovano il punto di incontro nell’olio extra vergine di oliva di qualità, soddisfacendo la salute umana e un’intera filiera tesa ad una salvaguardia culturale ed ambientale. E’ il bene finale, il simbolo di una relazione costruita ogni giorno, che fornisce ai consumatori tutte le informazioni adeguate per identificare un ottimo olio extra vergine di oliva, generando così delle scelte di acquisto e di consumo partecipate e non indotte. L’evoluzione del “matching” tra produttori e consumatori deve avvenire anche grazie al web, che già oggi permette di instaurare più facilmente e assiduamente i contatti, le informazioni e le relazioni che si sviluppano attorno all’olio extra vergine d’oliva italiano. Il fenomeno crescente dell’e-commerce alimentare dimostra come la globalità delle comunicazioni necessita però l’importanza della relazione con il produttore di uno specifico luogo e metodo: un ossimoro che ribadisce l’importanza della diffusione dell’informazione vera per i consumatori attraverso il web, che solo i frantoiani possono testimoniare riguardo gli specifici territori e metodi, garantendo un rapporto diretto produttore-trasformatore consumatore. L’associazione CODICI – Centro per i diritti del Cittadino, ha ben pensato di costruire la relazione con i produttori artigianali nel progetto “Mangia Sano”, una pagina dedicata sul proprio sito istituzionale alla diffusione della cultura artigianale nel cibo, offrendo senza alcun onere economico, la possibilità ad ogni produttore-trasformatore di avviare un ampio percorso dedito alla costruzione di un rapporto attorno al cibo di qualità. Si tratta sicuramente di un piccolo, ma significativo passo, che tuttavia dimostra la grande sensibilità da parte dei produttori-trasformatori nei confronti del comune interesse della tutela della “qualità”. D’altro verso, l’iniziativa ha sicuramente lo scopo di sensibilizzare le istituzioni e i consumatori stessi sulla rivendicazione di ruolo di protagonista nelle politiche nazionali e sovranazionali del settore agricolo, sulla importanza di una concreta filiera di qualità e tracciabilità dei prodotti, sulla tutela della cultura alimentare mediterranea e sui processi di razionalizzazione e concentrazione produttiva e di commercializzazione per giungere a dare concreta attuazione ad obiettivi effettivi di rilancio e di competitività che attirino i consumatori verso la scelta più consapevole, verso la vera scelta di qualità, sottolineando che il vero consumatore informato, oggi, non ha paura a spendere di più per avere la qualità, ma non vuole spendere male. Ed è per tali finalità che CODICI e AIFO, nell’ambito dell’Accordo quadro per la lotta alle pratiche commerciali scorrette e alle frodi alimentari, sottoscritto nel 2012, hanno avviato un tavolo di lavoro congiunto, denominato “Osservatorio per la lotta alle pratiche commerciali scorrette sull’olio e per la tutela del consumatore”, con l’obiettivo di individuare e concordare iniziative comuni per la tutela del consumatore, attraverso il contrasto del fenomeno delle pratiche commerciali scorrette e delle frodi alimentari.

Matteo Pennacchia, Responsabile Alimentare Codici

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