Giovedì, 19 Marzo 2015 14:56

Mucca pazza, torna la pajata. Ma siamo sicuri della carne che mangiamo?

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CODICI torna sul caso rilanciando l’allarme. Solo nel 2014 registrati 8 casi in Italia. Per il ministero della Salute non c’è il rischio di un nuovo allarme ma omette di aggiungere che nel registro nazionale vengono iscritti solo i casi certi al 95%. Tutti gli altri?

 



Roma, 19 marzo 2015 – Cade uno degli ultimi paletti collegati all’allarme mucca pazza: dopo 14 anni si potrà mangiare nuovamente la pajata. I ristoratori e gli affezionati della cucina romana saranno felici della novità, rilanciata ieri dalla Coldiretti. Il semaforo verde arriva dalla Commissione europea anche se il nuovo regolamento sarà pubblicato nella gazzetta ufficiale solo tra 20 giorni. Sembrerebbe l’atteso ritorno alla normalità, dopo la fobia vissuta a partire dal 2001 quando furono segnalati in Gran Bretagna i primi casi del morbo correlati al consumo di carne bovina.

Tuttavia, grazie a una serie di accessi agli atti e indagini, l’Associazione  CODICI è tornata più volte su questo argomento richiamando l’attenzione del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di sanità.



Solo l’anno scorso sono stati registrati 8 casi sospetti di sindrome neurodegenerativa di Creutzfeldt-Jakob per i quali CODICI ha presentato degli esposti in diverse procure.

A novembre, ha anche fatto un’integrazione vale a dire la risposta che CODICI ha ricevuto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità in merito alla richiesta di accesso agli atti. Secondo l’Istituto, nel “Registro Nazionale della Malattia di Creutzfeldt-jakob (MCJ)” risultano confermati 7 casi su 8 di sindrome neurodegenerativa di Creutzfeldt-jakob, di cui 6 casi di MCJ sporadica e 1 caso di MCJ genetica.



Già dal 2011, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) scriveva che, stando alle prove epidemiologiche, la forma più comune di encefalopatia spongiforme trasmissibile (TSE) negli umani fosse la malattia di Creutzfeld-Jacob sporadica (SMCJ) non escludendo la possibilità che un numero minimo di casi possa essere zoonotico.



La maggior parte dei casi registrati dall’ISS risultano proprio essere “SMCJ forme probabili o certe” e MCJ (variante, genetica, sporadica, iatrogena).

Inoltre va ribadito che sono inseriti nella casistica nazionale solo quelli con accuratezza diagnostica superiore al 95%. Non c’è alcuna garanzia quindi sulla segnalazione di casi al di sotto del 95%, presumibilmente riguardanti anche forme di MCJ variante (c.d. “mucca pazza”), i quali rimanendo probabili con una percentuale al di poco sotto del limite stabilito, vengono omessi o segnalati come MCJ sporadica, variante più comune.



Possono le più alte autorità sanitarie italiane, competenti in materia, continuare a essere così lassiste? Perché non si fa una vera campagna informativa in cui si spiega che nel registro sono inserite solo una piccola quota?

L’Associazione non ha nessuna intenzione di creare allarme ma pretende dal Ministero e dall’Istituto superiore di Sanità chiarezza sul caso mucca pazza.

 

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