Venerdì, 05 Aprile 2019 12:00

L'ambiente sfila in passerella

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La moda cambia, ma l'ambiente resta. La nuova tendenza è quella di vestire capi sempre attuali, ma che allo stesso tempo non hanno ulteriori impatti sulla nostra amata Terra.

Un esempio riguarda gli scarti agricoli. Donne In Campo – CIA e Ispra hanno dimostrato che è possibile colorare i tessuti con tinte 100% naturali derivanti da scarti agricoli quali scorze del melograno, foglie del carciofo bianco, ricci del castagno, residui di potatura dell'ulivo e del ciliegio.

Le potenzialità di una filiera tessile ecologica sono enormi. Si stima che la produzione mondiale di indumenti è destinata a crescere del 63% entro il 2030.

In Italia potrebbe rappresentare addirittura il 20% del fatturato del settore, il cui valore attuale è di 4,2 miliardi di euro.

Adeguarsi a capi di abbigliamento ecofriendly significa anche avvicinarsi ad alcuni degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, secondo cui bisogna costruire modelli di produzione a minor impatto ambientale. L'impatto ambientale generato dall'industria tessile è piuttosto elevato. Per produrre una sola maglietta si consumano in media 2.700 litri d'acqua, si immettono notevoli quantità di anidride carbonica nell'aria e si utilizzano fibre e coloranti di sintesi.

Scegliere di seguire una moda che si tinge di verde, dove vengono recuperati piante e scarti di coltivazione a uso tintorio, significa contribuire a riqualificare aree dismesse o degradate, tutelando la biodiversità e il paesaggio.

Oltre a fare del bene all'ambiente è anche un modo di prendersi cura di sé stessi: molte dermatiti allergiche da contatto derivano proprio dall'utilizzo di coloranti sintetici. Dunque, utilizzare capi d'abbigliamento con tinture naturali derivanti da fibre vegetali e animali significa anche prendersi cura della propria pelle.

Livia Niccoli

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