Lunedì, 15 Aprile 2019 13:00

Pubblicata dall'Isin la prima mappa dei rifiuti radioattivi

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Piemonte, Lombardia e Lazio. Sono le Regioni che spiccano nella mappa realizzata dall'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione per tracciare la presenza in Italia di rifiuti radioattivi, sorgenti dismesse e combustibile irraggiato.

Si tratta della prima edizione dell'Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi pubblicato dall'Isin, operativo da agosto del 2018.

L'inventario è predisposto sulla base dei dati che annualmente i diversi operatori, ai quali compete la responsabilità primaria della detenzione e gestione in sicurezza dei rifiuti stessi, trasmettono all'Ispettorato ed è aggiornato al 31 dicembre 2017.

Il documento contiene informazioni relative a volumi, masse, stato fisico, attività specifica, contenuto radioattività e condizioni di stoccaggio dei rifiuti, compresi il combustibile esaurito e le sorgenti dismesse.

Una premessa molto importante da sottolineare è relativa al materiale ad alta attività derivante dalle quattro centrali nucleari che sono state dismesse in Italia. Infatti il 90% del combustibile irraggiato non si trova più in Italia ed è stato mandato in Francia e in Gran Bretagna, dove è stato riprocessato.

Per combustibile irraggiato si intende quel rifiuto che, rimosso dal nocciolo di un reattore, può essere considerato una risorsa riutilizzabile o può essere destinato allo smaltimento, se considerato radioattivo. L'unità di misura che esprime l'attività radioattiva di queste sostanze è il TBq.

Il valore maggiore di attività radioattiva è detenuto in Piemonte (31.137 TBq), seguito da Lombardia (4.278 TBq ), Basilicata (1.562 TBq) e Lazio (42 Tbq).

Per quanto riguarda il quantitativo di rifiuti su un totale di 30.497,3 m3, a detenerne il primato è il Lazio con 9.241 m3, pari al 30,30% del totale. A seguire, la Lombardia con 5.875 m3 (19,26%), il Piemonte con 5.101 m3 di rifiuti radioattivi (16,73%), l'Emilia Romagna 3.211 m3 (10,53%), la Basilicata 3.150 m3 (10,33%) e la Campania 2.913 m3 (9,55%). Fanalino di coda la Puglia, con 1.007 m3 di rifiuti radioattivi stoccati sul proprio territorio (3,3%).

Altro aspetto importante sono le sorgenti sigillate dismesse che rappresentano ancora un potenziale radiologico anche se minore rispetto a quello del combustibile irraggiato. Le attività maggiori si riscontrano nel Lazio, seguito da Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna. Le sorgenti dismesse non sono invece stoccate in Campania, Basilicata e Puglia.

Infine sono inseriti nell'inventario anche i "materiali e rifiuti radioattivi derivanti da attività di bonifica". Si tratta nella maggior parte dei casi di polveri e scorie di fusione a bassa attività radiologica che sono custodite in 15 siti, 13 in Lombardia e 2 nel Veneto.

Per saperne di più è possibile consultare l'inventario pubblicato dall'Isin: leggi qui.

 

Livia Niccoli

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