Martedì, 06 Giugno 2017 08:48

Quando la povertà diventa una colpa Storie di bambini strappati alle loro famiglie per difficoltà economiche In evidenza

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Esistono storie complicate e casi familiari particolari.

Casi che spesso si rivelano estremamente gravi: storie di abusi, di violenze psicologiche o fisiche, di sofferenza, di tristezza e di pochissimo amore.

Esistono genitori assolutamente incapaci di ricoprire un ruolo così importante ed esistono case in cui appare necessario l'intervento di figure specializzate, gli assistenti sociali, per porre rimedio ad una situazione di disagio, di violenza o di particolare difficoltà.

In queste situazioni il loro intervento è inevitabile e preziosissimo per i bambini.

Esistono, però, altre storie ugualmente intrise di sofferenza, ma non a causa di comportamenti riprovevoli di genitori poco presenti o violenti, ma di un sistema, quello dell'assistenza sociale, dietro cui si nasconde un business vergognosamente fruttuoso.

Parliamo di migliaia di bambini sottratti ingiustamente alle proprie famiglie, sulla base di congetture, ipotesi e addirittura segnalazioni anonime, che portano alla distruzione del nucleo famigliare e alla “reclusione” dei bambini in case-famiglie, troppo poco controllate.

Decisioni basate su relazioni di assistenti sociali che, in contrasto con quanto affermato all'articolo 2 dalla legge 149/2001 sull'affido familiare, decidono arbitrariamente di allontanare un minore dai propri genitori anche a causa di difficoltà economiche.

Solo in alcuni casi estremi è necessario che i bambini vengano tolti ai genitori, ovvero quando sono realmente esposti ad un rischio di maltrattamento o abusi.
Ma, in Italia, più del 90% dei bambini vengono sottratti all'affetto della famiglia per cause non chiare, spesso solo per difficoltà economiche.

Ma l'articolo 2 della legge 149/2001 afferma che i problemi economici o abitativi non sono una motivazione sufficiente per allontanare i figli dal nucleo familiare e collocarli in case-famiglia.

Questa decisione costa allo Stato dai 200 ai 400 euro al giorno, il prezzo della retta da pagare a queste strutture.
Chiunque, anche il meno avvezzo in matematica, si renderà conto che tali risorse potrebbero essere sicuramente impiegate diversamente, ottenendo risultati ben più apprezzabili.

Non sarebbe meglio sostenere le famiglie in difficoltà con un sussidio economico, piuttosto che privarli forzatamente dei loro bambini?

Non sarebbe più giusto per il benessere, l'equilibrio e la serenità dei bambini che essi avessero la possibilità di restare all'interno del proprio nucleo famigliare con l'aiuto dello Stato?

Perchè una famiglia che già quotidianamente deve combattere con situazioni economiche difficili e limitanti, deve vedersi anche privata del bene più prezioso al mondo?

Può la povertà essere una colpa?

L'ovvietà della risposta è quasi disarmante, purtroppo però la realtà è ben diversa dalla teoria. 

Sarebbe tutto molto più semplice se la famiglia in questione percepisse gli stessi soldi di queste strutture, anche in minima parte, affinchè possa garantire al soddisfacimento delle esigenzi familiari.

Allora sì lo Stato farebbe il suo dovere. Allora sì, di aiuto reale si tratterebbe.

Nell'interesse dei più deboli, delle famiglie in difficoltà e dei bambini che hanno il sacrosanto diritto di vivere (bene) insieme ai propri genitori.

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