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Giovedì, 23 Gennaio 2020 08:20

Codici: caso sospetto di mucca pazza ad Empoli, il Ministero faccia chiarezza e pubblichi i dati

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Il caso sospetto di mucca pazza registrato ad Empoli merita la massima attenzione da parte delle autorità.

È quanto sostiene l'associazione Codici, che denuncia il trattamento riservato in passato al morbo BSE, tenuto quasi sotto silenzio ed affrontato senza la giusta attenzione. Il tutto a danno dei cittadini, che hanno il diritto di sapere.

Il caso sospetto di Empoli

Nei giorni scorsi un anziano è morto presso l'ospedale toscano San Giuseppe e c'è il sospetto che possa essere stato colpito da Creutzfeldt-Jakob (MCJ), rara malattia patologia degenerativa del sistema nervoso centrale ad esito fatale.

Le indagini

“Aspettiamo i risultati dell'indagine epidemiologica avviata dall'Istituto Superiore di Sanità per capire le cause del decesso – dichiara l'avvocato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – ma intanto non possiamo nascondere la forte preoccupazione. In passato ci siamo occupati della vicenda della mucca pazza, soprattutto per quanto riguarda il comportamento tenuto da Ministero della Salute ed Istituto Superiore di Sanità, a nostro avviso non corretto nei confronti dei consumatori, che hanno il diritto di essere informati in maniera chiara ed accurata".

I dati del Registro

"Nel Registro nazionale della malattia di Creutzfeldt-Jakob e sindromi correlate dell’ISS vengono segnati soltanto i casi riconosciuti con accuratezza diagnostica superiore al 95% - afferma Giacomelli - in questo modo risulta difficile elencare quanti casi di mucca pazza si sono verificati, perché ne vengono ignorati tantissimi. Nel 2014 presentammo un esposto alla Procura di Caltanissetta ed uno alla Procura di Reggio Emilia per chiedere che venisse fatta luce su due decessi sospetti".

Più informazioni e criteri precisi

"Dopo 6 anni, siamo di fronte ad un nuovo caso tutto da chiarire - conclude il Segretario Nazionale di Codici - ci auguriamo un'azione diversa da parte delle istituzioni. I consumatori devono sapere. Per questo chiediamo al Ministero di pubblicare i dati, stabilendo criteri più precisi per la diagnosi e per la catalogazione nel Registro”.

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