Venerdì, 18 Novembre 2016 13:42

L’ornitorinco

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Una legenda degli aborigeni australiani vuole che questo strano animale sia nato dall’incrocio tra un’anatra e un topo d’acqua. Quest’ultimo, ammaliato dalla bellezza dell’anatra, se ne innamorò e la rapì. La progenie che nacque ereditò il becco e i piedi palmati dalla madre e le zampe e la pelliccia dal padre.

Scientificamente parlando, l’ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus) è un piccolo mammifero semi-acquatico, endemico della parte orientale dell’Australia, che appartiene all’ordine dei monotremi, i mammiferi più antichi oggi esistenti (gli unici che depongono le uova invece di dare direttamente alla luce i propri piccoli).

L’ornitorinco (chiamato anche platipo) è l’unico esponente vivente della famiglia degli ornitorinchidi e una delle 5 specie che oggi compongono l’ordine dei monotremi (le altre 4 sono note col nome generico di echidne).
Verosimilmente rappresenta uno dei parenti più stretti ai mammiferi ancestrali, anche se non va fatto l’errore di considerarlo una sorta di anello di congiunzione tra mammiferi e rettili e/o uccelli.

Quando venne fondata la prima colonia britannica in Australia (1788), i coloni rimasero stupiti dallo strano aspetto dell’ornitorinco e lo soprannominarono “talpa d’acqua” (water mole).
Il primo studioso a descriverlo scientificamente fu l’inglese George Shaw (nel 1799). Si narra che la sua reazione iniziale alla vista di un ornitorinco, fu quella di trovarsi dinnanzi ad uno scherzo, una finta “chimera” realizzata cucendo insieme parti di diversi animali.

L’ornitorinco presenta diverse caratteristiche singolari, prima tra tutte il particolare muso che ricorda molto il becco di un’anatra, anche se a differenza di quest’ultimo è ricoperto da una pelle liscia e morbida ed è piuttosto flessibile ai bordi.
Le zampe sono palmate e la coda è larga e piatta, peculiarità che lo rendono un abile nuotatore. Gli occhi e le orecchie (prive di padiglione auricolare) sono molto vicini tra loro, accoppiati in un incavo del muscolo posto al lato della testa (ognuno per lato). Quando l’animale va in immersione l’incavo si chiude automaticamente e per orientarsi/cacciare, non potendosi affidare alla vista e all’udito, usa un sistema di ellettrolocazione.

Come gli altri monotremi, l’ornitorinco ha una folta pelliccia su gran parte del corpo (ad esclusione del muso e delle zampe), manca di veri e propri capezzoli (secerne il latte direttamente da piccoli pori sulla pelle), ha un’unica cloaca per il canale intestinale e le vie urogenitali (non ha caso il termine “monotrema”, che deriva dal greco, significa: monos, “unica”, e trema, “apertura”) e depone le uova.

L’ornitorinco è dotato di una termoregolazione interna (endotermia), come la quasi totalità dei mammiferi, tuttavia a differenza dei mammiferi placentati ha una temperature corporea più bassa (32 °C circa invece di 37-38 °C).

L’elettrolocazione dell’ornitorinco è la più evoluta tra tutti i mammiferi. Sebbene ancora non sia totalmente chiaro il suo funzionamento, si ritiene che gli elettrorecettori e i meccanorecettori, presenti sulla pelle del muso/becco, lavorino in sinergia per determinare con precisione la posizione e le dimensioni di una potenziale preda (un animale muovendosi emette sia segnali elettrici che segnali di pressione meccanica). Il fatto che l'area elettrosensoriale della corteccia cerebrale sia contenuta all'interno dell'area somatosensoriale tattile e che alcune cellule corticali ricevano sia segnali elettrici che segnali tattili, danno forza a questa ipotesi.

Un’altra peculiarità di questo animale è la presenza di uno sperone cavo, in corrispondenza del tallone di entrambe le zampe posteriori, dal quale può iniettare un veleno prodotto da specifiche ghiandole (usato per la difesa e nei combattimenti per la contesa del territorio).
Lo sperone è posseduto solo dagli esemplari maschi adulti, i cuccioli e le femmine ne sono sprovvisti. Attualmente non esiste alcun antidoto al suo veleno e, sebbene sia molto doloroso, fortunatamente non è letale per l’uomo.

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L’alimentazione dell’ornitorinco è composta essenzialmente da piccoli invertebrati bentici (per lo più anellidi e crostacei) che cattura scavando col muso il fondo dei corsi d'acqua.
Avendo le zampe poste ai lati del corpo e non sotto di esso, sulla terra ferma la sua andatura è simile a quella dei rettili.
Le dimensioni sono piuttosto varie, si va da 1 a 2,5 kg di peso e da 40 a 60 cm di lunghezza (coda compresa).

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Nella foto due cuccioli di ornitorinco
Gli esemplari adulti mancano completamente di denti, mentre i cuccioli hanno molari a tre cuspidi nella parte posteriore della bocca, che, però, perdono dopo lo svezzamento.
Le cure parentali sono di esclusiva competenza della femmina. Le uova hanno un periodo di incubazione di circa 10 giorni e i piccoli, subito dopo la schiusa, si aggrappano alla madre.

Il nome scientifico del genere (Ornithorhynchus) è formato da due parole greche: òrnis, che significa “uccello”, e rhýnchos, che significa “muso”. Il nome scientifico della specie (anatinus) è derivato dal termine latino anas, che significa “anatra”.