Martedì, 17 Settembre 2019 09:00

Il complesso meccanismo sociale del lupo

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Sebbene quando si parla di "meccanismi sociali" si è portati a pensare quasi esclusivamente all'uomo, in realtà alcuni animali svilupparono strutture sociali complesse già molto prima della comparsa del genere Homo sulla Terra.

Il lupo col suo "branco" ne è uno degli esempi più rappresentativi.

Nei lupi il branco è un'unità famigliare all'interno della quale esiste una precisa gerarchia sociale e al cui vertice c'è un maschio e una femmina dominanti, detti "alfa".

Gli altri lupi del branco sono classificati con le lettere dell'alfabeto greco a seconda del loro rapporto di subalternità (beta, gamma, delta...).

La gerarchia si differenzia anche in base al sesso, pertanto ne esiste una tra i maschi e una tra le femmine. A parità di "grado", la femmina è sempre in secondo piano rispetto al maschio.

I cuccioli sono esclusi dalla scala gerarchica fino al raggiungimento della maturità.

Anche se raramente, può avvenire che alcuni lupi "solitari" vengano accettati all'interno di un branco, in questo caso essi entrano occupando, almeno inizialmente, l'ultimo gradino della scala gerarchica, quello dei lupi "omega".

Com'è intuibile, la coppia alfa ha la leadership del branco, essa è dominante su tutti gli altri lupi ed evidenzia tale supremazia con specifici atteggiamenti e posture (andamento fiero con coda ed orecchie erette).

Tutte le attività primarie del branco sono decise dalla coppia alfa (caccia, difesa del territorio, spostamenti e riposo). Essa ha anche particolari privilegi:

  • sono i primi ad avere accesso ad una preda;
  • dormono in posizione più alta rispetto agli altri per avere la migliore posizione di controllo;
  • stanno sempre in testa al gruppo;
  • sono gli unici a riprodursi.

Quest'ultimo punto è di basilare importanza, in quanto si rileva un fondamentale meccanismo di regolazione delle dimensioni del branco.

L'estro delle femmine di lupo avviene una sola volta all'anno, al contrario delle due volte dei cani, e la cucciolata è composta da 5-6 cuccioli.

Malgrado sia solo la femmina alfa a procreare, tutte le femmine del branco partecipano attivamente all'allevamento dei piccoli.

I nuovi lupi, una volta cresciuti, tendono a lasciare il branco quando aumenta troppo la concorrenza per il cibo (branco troppo numeroso), ciò avviene, però, quasi sempre non prima di aver raggiunto la maturità sessuale (intorno ai 3 anni per i maschi e ai 2 anni e mezzo per le femmine).

Solitamente un nuovo branco viene fondato da un maschio e una femmina non imparentati che viaggiano insieme e cercano un territorio non occupato già da altri branchi.

La gerarchia all'interno del branco non è statica, ma è soggetta a cambiamenti, nel tempo può avvenire che si alternino diversi lupi alfa al comando.

I cambiamenti nella scala gerarchica sono decretati attraverso comportamenti agonistici ritualizzati e combattimenti, che tuttavia non risultano quasi mai mortali (appena uno dei contendenti si dichiara sconfitto e si sottomette la lotta termina).

Le dimensioni del branco sono un fattore molto variabile che dipende dalla vastità del territorio a disposizione e dalla densità e varietà delle prede. Ad esempio in Italia un branco di lupi è in media formato da 6-8 individui, mentre nel continente Nord Americano da 16-20 individui. Il caso limite documentato si è registrato in Alaska, con un branco di lupi formato da ben 39 animali.

L'appartenenza di un lupo ad un branco è fondamentale, chi resta da solo il più delle volte è destinato a fare una brutta fine. D'altronde le stesse tecniche di caccia implicano una quantità variabile di individui (legata al tipo di preda), questo rende la caccia fatta da un singolo individuo spesso infruttuosa.

Il branco garantisce ai membri che ne fanno parte protezione e tutela. Ad esempio i lupi feriti durante una battuta di caccia, a meno che siano spacciati, non vengono abbandonati, ma riportati all’interno del branco e accuditi.

Il lupo alfa tende ad intervenire il meno possibile nelle attività interne al proprio branco (in genere interviene solo quando viene messo in pericolo il branco stesso). Questo perché lancia il chiaro messaggio (da un punto di vista canino) che lui non ha bisogno degli altri, mentre sono gli altri (i lupi subalterni) ad avere bisogno di lui.

Diversamente l’uomo tende ad intervenire in ogni situazione che riguarda il suo cane, anche quando non è necessario. In tal modo si rischia di perdere la posizione di leadership agli occhi del proprio cane, che interpreta il continuo intervento come una dimostrazione di “parità di livello” (non va dimenticato che il cane è, alla resa dei conti, una diretta derivazione del lupo, quindi vari comportamenti sono analoghi).

di Gabriele La Malfa