Giovedì, 09 Gennaio 2020 09:15

Evoluzione lampo negli elefanti per sfuggire ai bracconieri?

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Ne avevamo accennato 3 anni fa quando dal Parco Nazionale del Serengeti in Tanzania ci erano giunte notizie che parte della nuova generazione di elefanti non aveva più le zanne oppure le aveva molto ridotte.

Poi lo scorso mese dal Parco Nazionale Kruger del Sudafrica, il parco più protetto contro i bracconieri di tutto il continente africano, giungono notizie che anche li cominciano ad apparire elefanti o senza zanne o con zanne molto ridotte. Per avere un quadro più completo abbiamo inviato alcune email alla direzione del parco di Gorongosa, in Mozambico, quello che ha denunciato più di altri parchi naturali con elefanti una strage infinita. Questa la risposta: ” In 10 anni da 4.000 esemplari oggi se ne contano poche centinaia. Tutto per la continua opera di criminali bracconieri che uccidono questi animali per le loro zanne d’avorio”.

A questo punto è doveroso chiedersi: “Ma che sta succedendo nelle popolazione degli elefanti?” Alcuni animalisti ci dicono che è una risposta di sopravvivenza conto i bracconieri, altri, in maniera più scientifica ci dicono che per sfuggire ai bracconieri gli elefanti hanno modificato il loro DNA per non far spuntare dalla loro bocca le lunghe zanne d’avorio (negli elefanti non sono altro che due denti incisivi superiori che col tempo diventano zanne). Tutto questo peròpone una serie di domande, tra queste come è possibile che sia una risposta evolutiva, una spinta di sopravvivenza, capace di attivarsi in pochi anni? La scienza ci ha insegnato che nelle regole dell’evoluzione i cambiamenti anche anatomici degli esseri viventi, a parte negli insetti, avvengono in tempi molto lunghi. E poi com’è possibile che questo fenomeno interessi elefanti che non si sono mai incontrati, come ad esempio quelli del Mozambico con quelli del Sudafrica? La distanza è tale che sembrerebbe impossibile un collegamento tra questi animali.

Questo fenomeno sembrerebbe essere iniziato intorno agli anni ‘90 quando è terminata una sanguinosa guerra civile che è durata 10 anni in Monzambico. Da ambo gli schieramenti, per procurarsi denaro per le armi, operarono lo sterminio di 4000elefanti, ovviamente per ricavarne le zanne d’avorio. Da quella carneficina tra i circa200elefanti femmine sopravvissute, oltre la metà oggi è senza zanne. Il motivo è che gli esemplari privi di zanne non interessano più ai bracconieri, e quindi non vengono uccisi.

Questo fatto lascia sconcertati scienziati e animalisti di tutto il mondo. Restando nel parco nazionale del Gorongosasi è notato che la posizione degli elefanti più giovani, nati dopo la fine della guerra civile cambia molto rispetto alle popolazioni di elefanti dove, come in Sudafrica il bracconaggio è quasi inesistente. Nel Parco del Monzambico, infatti, il 34 % degli elefanti femmine più giovani di 24 anni è privo di zanne. Tuttavia anche dove il bracconaggio è fortemente osteggiato dai guardia parco il problema degli elefanti senza zanne si sta manifestando.

In Tanzania, nel parco nazionale del Ruaha, il 21% delle elefanti femmine nate meno di cinque anni fa, dopo decenni di bracconaggio, è senza zanne. Nel parco nazionale di Addo, in Sudafrica, il 98% di tutta la popolazione di elefanti femmine – circa 180 individui – ha queste stesse caratteristiche.

Negli ultimi decenni questi animali sono stati tra i più colpiti dagli esseri umani. Dal 2007, secondo l’International Union for Conservation of Nature , l’intera popolazione di elefanti africani è scesa ad oltre 100 mila unità, in larga parte uccise illegalmente.

A questo punto è doveroso chiedere agli scienziati qualche lume in più. Abbiamo pertanto cercato nel nostro archivio e abbiamo trovato un’interessante intervista in merito fatta qualche mese fa dal giornale Pagella Politica a Luigi Boitani, professore ordinario di zoologia all’Università Sapienza di Roma,

I due possibili meccanismi in gioco

Quella che sembra essere evoluzione – un adattamento evolutivo al bracconaggio – in realtà potrebbe non esserlo. O almeno, così ci dicono le evidenze scientifiche attualmente raccolte.

«Ma è nelle parole che sta il trucco: non è un’evoluzione naturale, non è che gli elefanti hanno capito che senza zanne campano di più», spiega il prof. Luigi Boitani, «Questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra dal punto di vista biologico. Due possibili meccanismi possono però inquadrare quello che sta succedendo in Africa: entrambi sono plausibili, ma al momento non ci sono prove definitive a favore di una né dell’altra.

«Il primo meccanismo si chiamaderiva genetica. Quando una popolazione grande, che ha dentro tutta una sua variabilità genetica, viene ridotta quasi a zero, rimangono pochi individui, da cui riparte la popolazione. Se questi portano necessariamente alcuni dei caratteri genetici originari, allora la popolazione riparte sulla base di quello che era disponibile in quel ridotto numero di animali».

La deriva genetica è un fenomeno diffuso soprattutto nelle isole: una volta colonizzate, sarà più facile trovarvi le caratteristiche genetiche del piccolo gruppo di individui che vi è arrivato per primo. Nel caso degli elefanti, può essere che la caratteristica “senza zanne” si stia diffondendo proprio per questo motivo.

Il secondo meccanismo, invece, coinvolge direttamente gli esseri umani. «L’uomo ammazza gli elefanti con le zanne grosse, lo fa ripetutamente, per cui nella popolazione viene selezionato negativamente il carattere delle zanne grosse», spiega Boitani. «Questo è un percorso più lungo e dipende dalla dimensione della popolazione iniziale».

Questa selezione attuata dall’essere umano potrebbe essere più o meno simile a quella avvenuta nel corso di millenni per altre specie animali, come i cani.

Qui il problema, però, è un altro. Anche se il bracconaggio dovesse continuare ancora per decenni a “filtrare” alcuni tratti esteriori degli elefanti, non è necessariamente assicurato che questi animali perderanno definitivamente le zanne. Probabilmente, infatti, questo elemento resta troppo importante perché ne possano fare a meno – soprattutto i maschi.

In sostanza, quello che potrebbe essere un vantaggio da un lato – crescere senza zanne –, potrebbe rivelarsi essere uno svantaggio eccessivo dall’altro, non diffondendosi alle generazioni successive.

Conclusione

Riassumendo: di recente, i media hanno diffuso la notizia che in Africa sempre più elefanti stanno nascendo privi di zanne, per scappare dai bracconieri. Nonostante la cautela espressa da alcuni ricercatori, diversi quotidiani e siti online hanno spiegato questo fatto come il risultato dell’evoluzione: «Madre natura al contrattacco» starebbe salvando «gli elefanti dai cacciatori».

In realtà, è presto per trarre conclusioni di questo tipo, soprattutto se frutto di interpretazioni errate su come funziona realmente la selezione naturale. I meccanismi in gioco potrebbero essere infatti due – la deriva genetica e l’influenza negativa dell’essere umano – ma la ricerca sul tema deve ancora mostrare i primi risultati concreti.

di Gabriele La Malfa