Giovedì, 12 Marzo 2020 09:00

Il futuro dell'umanità forse è senza più la carne come cibo

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Una crescente sensibilità verso l'ambiente spinge al ribasso il consumo di prodotti di origine animale.

Il declino è prossimo e l'industria è a lavoro per fornire prodotti alternativi. La "non carne" del futuro sarà di origine vegetale. In soli vent'anni almeno il 60% della carne consumata nel mondo non comporterà uccisione né macellazione di animali e almeno il 25% di chi consuma carne oggi, la abbandonerà (studio a cura della società A.T. Kearney).
 
Il passaggio a stili di vita flexitariani, vegetariani e vegani è innegabile. La scelta veg è in così forte crescita, che i colossi del hamburger, i re della carne, stanno cercando di invertire la rotta e cominciano ad investire nel mondo vegetale. Non è un caso che l'ultima stella di Wall Street sia una società che produce cibo vegetariano che imita per aspetto, consistenza e sapore la carne.
 
Altri fatti registrano la medesima tendenza. Una letteratura sterminata dimostra che il consumo di carne è insostenibile, dato che la produzione a livello intensivo ha effetti devastanti sull'ambiente, sulla salute degli uomini e sugli animali. Recenti studi affermano che gli animali concentrati in enormi numeri, sono anche la causa di un'alta percentuale di emissioni globali di gas serra con conseguenza sui cambiamenti climatici. Gravi maltrattamenti negli allevamenti intensivi sono quotidianamente denunciati con immagini e riprese choc, insieme all'uso scriteriato di ormoni e antibiotici. Mobilitazioni popolari, petizioni e manifestazioni nelle pubbliche piazze contro gli allevamenti intensivi sostengono modelli di produzione più ecologici. Una mensa 100% vegan apre all'Università di Berlino. C’è anche una proposta di legge che vuole mense vegane e vegetariane nelle scuole pubbliche in Italia. Finalmente le banconote da 100 e 200 euro in fibra di cotone sostituiscono il vecchio taglio protetto con il sego (grasso animale).

L'impiego di grandi quantità di prodotti d'origine animale desta preoccupazione insieme a pesanti interrogativi su ambiente, benessere animale, salute. Negli allevamenti industriali gli animali subiscono, senza scampo, sofferenze e crudeltà inenarrabili, per motivi estranei ai riconosciuti principi etici. La transizione verso diete a base di frutti della terra si sta diffondendo rapidamente fino a divenire "virale". Berlino, New York, Portland, San Francisco, Londra, Los Angeles, Chiang Mai in Thailandia, Singapore, Tel Aviv, Toronto, Taipei in Taiwan sono le città più vegane al mondo. Centinaia e centinaia di associazioni e organizzazioni, da ogni parte, esortano a passare a una dieta a base di vegetali, in difesa della salute dell'uomo, del benessere degli animali, dell'ambiente. A dispetto di tutto ciò, il mercato dei prodotti di carne continua a rimanere pressappoco costante ed è il caso che di interrogarsi su tutto ciò per agire presto.   

Gherush92 (è un comitato internazionale per i Diritti Umani, è un’organizzazione non governativa e no profit. Comunque è una delle organizzazioni di consulenza sui sistemi educativi più noti all’Onu) aveva e ha ragione, il futuro del pianeta è senza carne. Ma non basta fidarsi di tendenze, percentuali, stime, intenzioni e sogni, rilevanti sì, ma soggetti alle libertà individuali e all'oscillazione del mercato. Il benessere ambientale è una questione collettiva da gestire con regole comuni. Gherush92 chiede con forza leggi e provvedimenti che vietino (o limitino drasticamente) il consumo di carne di animali allevati in modo industriale insieme a lungimiranti politiche di riconversione degli impianti.