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Giovedì, 02 Aprile 2020 13:24

Come cambierà la nostra società dopo la pandemia Covid-19?

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A causa del Covid-19, oggi (27.03.20) più di mezzo miliardo di persone, in tutto il mondo, si trovano private delle più basilari libertà individuali, inclusa quella di fare una passeggiata o di poter fare la spesa senza mascherina, guanti e certificato.

La speranza fino a qualche giorno fa era che nella prima settimana di aprile il problema iniziasse a finire, purtroppo diversi analisti ci informano che non è così, la pandemia potrebbe addirittura arrivane fino a luglio prossimo, non solo ma dopo la pausa estiva ritornare in autunno più minacciosa di prima.

Ne usciremo vittoriosi solo quando sarà arrivato il vaccino, fino a quel momento siamo tutti vulnerabili. Ma quando ci sarà il nuovo vaccino? Gli esperti ci dicono che ci vorranno ancora dei mesi, ma poi per renderlo usufruibile da tutti i cittadini del mondo non meno di un anno, un anno e mezzo. Periodo entro il quale le nostre abitudini risulteranno stravolte in ogni settore, dal lavoro all'educazione, dai rapporti sociali e affettivi ai tradizionali comportamenti come andare al cinema, al teatro, fare le vacanze, prendere gli aerei, ecc. Tutto ciò con inevitabili costi umani, economici e psicologici mai affrontati prima.

Giorni fa su un autorevole quotidiano il giornalista Francesco Costa scriveva: "Uno scenario che soltanto un mese fa avremmo considerato lunare – le code ai supermercati, la polizia per le strade a controllare chi esce di casa, le scuole chiuse, le rivolte e i morti nelle carceri, i treni che non partono, l'impossibilità di vedere i propri cari – oggi è la nostra vita quotidiana".

Dal Governo ci è stato detto che questo nostro disagio nel restare "agli arresti domiciliari" sarebbe durato fino al 3 aprile, ma oggi sappiamo che i termini per riprendere la nostra libertà è rimandata ancora nel tempo e non sappiamo fino a quando.

E quando finirà? A questa nostra più che legittima domanda risponde Gordon Lichfield , direttore di Technology Review, magazine del MIT (Massachusetts Institute of Technology) "La maggior parte di noi non ha ancora capito, ma lo farà presto, che le cose non torneranno alla normalità dopo qualche settimana, o addirittura dopo qualche mese. Alcune cose non torneranno mai più"

Sempre Gordon Lichfield ci ricorda, ahimè, che dovremmo riprogrammare e spostare nel tempo molti dei nostri progetti come acquisto di case, auto, fare viaggi, matrimoni dei figli, cambio di lavoro, ecc.

Alla ripresa della normalità noteremo che è iniziato un nuovo stile di vita e di consumo. Per diverso tempo saremo diffidenti ad entrare nei ristoranti, nei bar, nei mezzi di trasporto e, come stiamo già facendo ora, continueremo ad optare per gli acquisti online, penalizzando così quelli diretti nei negozi delle nostre città. Potrebbe essere un colpo mortale, o almeno un forte ridimensionamento, per molti centri commerciali che negli ultimi anni sono sorti come funghi un po' ovunque. Sempre Gordon Lichfield parla di una nuova economia, una sorta di "economia rinchiusa o del confinamento" e cioè legata a tutto ciò che è on demand, ordinabile da casa, chiesto e usufruito online.

Tutto ciò potrà fare da apripista ad una nuova forma di democrazia quella che sancisce il rapporto Stato cittadino. Lo stiamo vivendo in questi giorni di forzata limitazione di movimenti dovuti per un evento eccezionale come la pandemia da covid-19. E' senz'altro un disagio necessario, ma che alla fine pone qualche riflessione, ad esempio quello che sta capitando ad Hong Kong è per alcuni molto preoccupante perché i movimenti delle persone in quarantena vengono monitorati con braccialetti telematici intelligenti. Lo stesso Israele, sta pensando di mettere in essere una capillare rete di sorveglianza tramite Gps, e questo per tracciare i cellulari dei potenziali cittadini infetti. Quest'ultima idea è già sul tavolo dei nostri ministri. Quello che stiamo vivendo in questi giorni si chiama tecnicamente lockdown(x), ma dopo questo "isolamento forzato" potrebbe avviarsi una fase successiva a cui anche le migliori democrazie occidentali, compresa la nostra, potrebbero farci un pensierino. Con la scusa di future nuove minacce alla sicurezza dei cittadini questo sistema da "grande fratello" potrebbe diventare un metodo da applicare regolarmente, consentito anche dalle stesse forze sociali e politiche dei vari Paesi democratici del pianeta.

A tal proposito 35 anni fa in uno dei giornali di Kronos 1991, apparve un articolo che allora sembrava dettato dai romanzi di fantascienza, ma che oggi va rivisto in chiave profetica. Il titolo dell'articolo era: Ecologia e deriva autoritaria ".....l'uomo nei Paesi civili è libero di vivere, agire, muoversi liberamente, ma quando seri problemi ecologici metteranno a rischio la stessa sopravvivenza dell'umanità, allora non dovremo lamentarci se tutto ciò che oggi e libero, domani sarà vietato...."

Sono certamente, almeno per l'Italia, preoccupazioni lontane dalla realtà, tuttavia pensare che in futuro ciò possa, anche lontanamente, realizzarsi, ci mette in condizione di stare "con gli occhi aperti" per non cadere in qualche trappola antidemocratica. Ora comunque pensiamo a superare questa difficile situazione, poi, finita la tempesta, torneremo a parlare delle sottili formule che potrebbero in futuro ridurre le nostre legittime libertà. Quindi concentriamoci e impegniamoci in questa lotta drammatica contro un nemico invisibile quanto insidioso, perché alla fine #CELAFAREMO!

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(x) Lockdown è una parola inglese che possiamo tradurre in italiano con la parola "isolamento". Attualmente la parola lockdown è usata per indicare le misure di contenimento messe in atto sia dall'Italia, ma anche dal resto dei paesi nel mondo, per fronteggiare l'emergenza. Queste misure prevedono, infatti, un isolamento, una limitazione delle entrate e delle uscite da una delimitata zona, una chiusura delle attività non considerate primarie.

 

di Filippo Mariani

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