Mille auguri alla Fiera del Levante!

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Ottanta anni è una età che, usualmente, mostra tutta se stessa. Lo stesso è accaduto per la Fiera del Levante.
Tre generazioni di “professori” non sono state in grado di ringiovanirla, e gli anni sono tutti lì, impietosamente visibili nelle rughe degli intonaci cadenti. Si pagano gli scotti di decenni di gestione di notabili locali asserviti ai riti partitici che ha nascosto la polvere sotto i tappeti. Si vendevano interi padiglioni ai dinosauri dell’economia dell’epoca democristiana per nascondere aiuti al bilancio della Fiera; padiglioni che venivano riempiti da fotografie e.. dal nulla. Era il periodo in cui si fantasticava per la Puglia e per il Mezzogiorno un futuro di contoterzisti. Dalla maglieria all’intimo, alle scarpe, al salotto si lavorava per altri, più grandi e, solo un po’ per se stessi. La grande e grandissima impresa (Ilva, Alenia, Bosch, Fiat,…) lasciava e lascia solo parti minimali del proprio business sotto forma di stipendi, bassi e guadagnati “pericolosamente”.

Poi la mondializzazione ha fatto pulizia di questa “filosofia” economica. Pochissime di quelle imprese contoterziste sono rimaste operative e la nostra società ha sofferto moltissimo; adesso la nostra economia è rimasta sola con la propria identità. Le grandi imprese non sanno e non vogliono farsi carico delle decine di migliaia di disoccupati mentre il contoterzismo ha terminato ingloriosamente la sua parabola. Rimangono a trainare la nostra società solo le imprese che vendono la Puglia: il turismo e l’agroalimentare. La mondializzazione ha fatto giustizia di tutte le politiche fantasiose a paternalistiche, sballate ed imposte dai palazzi romani, per lasciarci soli con noi stessi: il nostro sole, il nostro cibo, le nostre cattedrali, il nostro mare, la nostra ospitalità.. che sono oggi il nostro punto di forza.

Quindi anche la Fiera non è più la stessa; non vi sono più le code di automobili che bloccavano la tangenziale fin dalle prime ore del mattino della domenica; non vi sono più le visite “obbligate” dei mammasantissima dell’economia e della politica; i parcheggi sono divenuti ampiamente sufficienti ad ospitare i visitatori… la “vecchia” Fiera ha chiuso i battenti per sempre: quella realizzata dai potenti dell’economia italiana che monopolizzavano i padiglioni più visibili, quella che apriva la stagione politica italiana, quella che costituiva vetrina per i Presidenti del Consiglio, non c’è più e non ci sarà più.

Ma non c’è ancora la nuova!

Si sarebbe dovuto immaginare che la demolizione delle frontiere europee e di molte parti del mondo avrebbe portato non ad una omologazione planetaria dell’economia e degli stili di vita (come ancora si crede) ma ad un approfondimento delle differenze e delle identità locali, ma il nostro notabilato ha preferito continuare a servire il potente di importazione e così ci troviamo apparentemente senza più il passato e senza un futuro.

Forse è un bene perché, a ben guardare quella Fiera per quanto tronfia di autostima molto mal riposta, non ci serviva, era utile maggiormente a chi ci voleva vendere i suoi prodotti e a chi trovava nella Fiera un ottimo veicolo di colonizzazione soft. Oggi la nostra economia è sempre più vocata alla valorizzazione della identità della Puglia e del mezzogiorno e quindi la Fiera che sarà dovrà essere pensata per dare spazio e rappresentanza a quella economia. Sulle macerie di una concezione della Fiera che fu, deve edificarsi una Fiera veramente meridionale dove altre legioni di vacanzieri -come quelle che occupano stabilmente e festosamente tutta la Puglia dal Gargano al Salento- penseranno di accorrere per non perdere una ulteriore possibilità di godere di pezzi di identità pugliese e meridionale di valore condiviso all’unisono da tutto il mondo.

Come un giovane ramo di ulivo si impone alla chioma della vecchia pianta morente così la nuova Fiera deve essere la rappresentazione concreta della nuova economia che nasce. Ormai la nostra identità strega milioni di persone che accorrono a vedere i film del Checco nazionale o che ancora ascoltano i vecchi pezzi di Al Bano e Romina, strega decine di milioni di consumatori di dieta mediterranea, strega milioni di vacanzieri che fanno il tutto esaurito sulle nostre spiagge ad onta della crisi e delle offerte di altre più esotiche e conosciute località. Naturalmente tale fenomeno andrebbe favorito e governato; cioè ci vorrebbe una politica consapevole di tale famelica domanda di Sud e di Puglia e ne facilitasse la crescita e la fruizione. Andrebbe demolita l’impalcatura burocratica che blocca la nascita e la crescita di imprese, andrebbe aumentata la presenza di compagnie aeree, potenziata la Fiera del Levante lasciando che venga gestita direttamente ai suoi fruitori… andrebbe cioè allargata la presenza dei privati e diminuita quella del pubblico, andrebbe lasciata maggiore libertà all’intrapresa e minore presenza di vigili e controllori ostili se non demolitivi dell’iniziativa privata.

Per la Fiera forse è il momento buono perché i notabili e i partiti hanno spolpato tutto quello che c’era da spolpare e quindi, vilmente, non dovrebbero avere più interesse a detenere un potere ormai svuotato… e forse faranno un salvifico passo indietro!

Alla Fiera del Levante e a tutti noi offriamo di cuore questo nostro augurio per il suo ottantesimo compleanno.