Il debito pubblico deve scendere subito e molto!

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L’alternativa è dipendere per tutta la vita dai capricci della finanza

Che probabilità vi sono che nei prossimi cinque anni il debito venga ridotto in valore assoluto? Nessuna! Neanche di una piccola percentuale! Che probabilità vi sono che ciò avvenga nei prossimi dieci anni? Forse del 2%! Quindi nella migliore delle ipotesi il debito pubblico italiano rimarrà grosso modo quale è, per lunghissimo tempo. Se non lo vogliamo ridurre lo si deve rendere sostenibile.

Per essere sostenibile il debito deve essere “sostenuto” da un Pil in grado di pagarne il costo (gli interessi). Per realizzare tale condizione è necessario che gli interessi siano bassi e che il reddito degli italiani sia alto ed in crescita. Gli interessi bassi vengono garantiti (non si sa per quanto tempo dei decenni prossimi venturi) dalla Banca Centrale Europea; ma poi?. Non potendoci fidare per sempre di questa bonaccia sul fronte dei tassi rimane da rilanciare il reddito; se lo si fa spendendo di più (cioè aumentando il debito) non abbiamo fatto nulla; se invece lo si fa con le “riforme” volute dall’Europa (di cui il Job act è un esempio) si distribuiscono lacrime e sangue che di per se ne impediscono al crescita.

Quindi sono entrambe ricette errate! invece si devono favorire le nuove e vecchie imprese di piccole dimensioni “liberandole” dai limiti medioevali che le inchiodano alla loro attuale condizione. Si deve smettere di costringere i bistrattati “autonomi” a districarsi tra leggi e leggine, andare da un professionista all’altro, e lo si deve lasciare libero con il proprio lavoro. Se questo deve comportare un po’ di incassi fiscali o previdenziali in meno, poco male: gli autonomi sono la base dalla quale parte tutto lo sviluppo; essi sono i clienti della grande impresa, sono coloro che possono assumere milioni di persone, essi sono il vero motore e vero pagatore dell’economia. Le Pmi e le “partite Iva” in genere sono i lavoratori di oggi privi di santi in paradiso e senza uno statuto che li difenda.

Ma anche se si facesse tutto ciò –che sarebbe una grandissima rivoluzione di civiltà- lo sviluppo rimarrebbe aleatorio essendo dipendente strettamente dall’andamento dell’economia mondiale e mondializzata.

Da tutto ciò desumiamo che, anche se teoricamente sarebbe realizzabile da subito, difficilmente il Pil salirà in maniera decisa e duratura nei prossimi anni per via della classe politica che abbiamo. Quindi il debito rimane e rimarrà lì dov’è per molto tempo a condizionare la vita nostra e dei nostri figli. Per il momento e per i prossimi mesi al debito è stato messo il silenziatore della Bce, ma rimane lì, grande molto più dell’intero Pil annuo. Quindi si capisce che oltre a stimolare lo sviluppo si deve rivedere il livello del debito in termini assoluti.

Lo si deve cioè progressivamente rinegoziare in modo che se ne riduca l’entità complessiva, se ne riduca stabilmente il costo e se ne allunghi significativamente la durata. I procedimenti tecnici esistono e sono immediatamente utilizzabili proprio grazie alla favorevole congiuntura sui tassi; che si attende?

Come si fa a non considerare questo come il principale problema? I partiti che non hanno una strategia di riduzione del debito immediata, significativa, progressiva ed indolore non possono governare! Le Università che non hanno risposte non servono a nulla! I nostri giovani più o meno impegnati in politica, sappiano che se il mondo dell’economia deve rimanere globalmente interconnesso -e non può non esserlo viste le tecnologie che abbiamo- il debito deve scendere in termini assoluti e di molto e subito. L’alternativa è dipendere dai capricci della finanza per sempre come da sempre è accaduto!