Olio di palma, sei pronto o contro?

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L'olio di palma e l'olio di semi di palma, sono degli oli vegetali saturi non idrogenati ricavati dalle palme da olio, principalmente Elaeis guineensis ma anche da Elaeis oleifera e Attalea maripa.

L'olio di palma e l'olio di palmisto sono composti di acidi grassi, esterificati con glicerolo come ogni normale trigliceride, il primo dà il nome all'acido palmitico, suo principale componente, mentre il secondo contiene soprattutto acido laurico. Questi due oli intervengono anche come componente, o importante materia prima, nella formulazione di molti saponi, polveri detergenti, prodotti per la cura della persona e prodotti alimentari.

Nell'ultimo periodo l'olio di palma è balzato alla ribalta della cronaca mondiale proprio perchè utilizzato in larga scala dall'industria alimentare grazie al suo basso costo rispetto ad altri oli vegetali o alimentari. Alcuni sostengono che l'olio di palma sia un olio troppo ricco di acidi grassi saturi che andrebbero ad incidere come fattore di rischio cardiovascolare.

Altri sostengono che non ci sono prove scientifiche sufficienti per elaborare linee guida globali sul consumo di olio di palma. L'industria da parte sua sottolinea che gli oli di palma contengono grandi quantità di acido oleico, acido grasso protettivo, e, in contrapposizione a quanto noto in medicina e dietetica, sostiene che l'acido palmitico influisce sui livelli di colesterolo in modo molto simile all'acido oleico; afferma, inoltre, che gli acidi monoinsaturi come l'acido oleico sono tanto efficaci quanto gli acidi grassi polinsaturi (come l'acido alfa-linoleico) nel ridurre il livello di colesterolo "cattivo".

Anche l'Istituto Superiore di Sanità ha espresso un suo parere tecnico nel settembre del 2015, affermando che non esistono evidenze dirette nella lettura scientifica che l'olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/poliinsaturi, quali, ad esempio, il burro, aggiungendo che il suo consumo non è correlato all'aumento di fattori di rischio per malattie cardiovascolari nei soggetti sani. Il dibattito è aperto.