Codici: triplicare la spesa militare peserà enormemente sullo stato sociale e determinerà un aumento della pressione fiscale a +3,5%
Codici segnala quanto ci costerà aumentare la spesa militare italiana al 5% del PIL.
Secondo le stime dell’associazione, questo significherebbe un aumento di oltre 73 miliardi di euro annui nel bilancio dello Stato dedicato alle forze armate. Una cifra enorme, che metterebbe sotto pressione il sistema fiscale o comporterebbe tagli gravissimi ai servizi pubblici essenziali.
L’associazione ha analizzato due scenari possibili dei prevedibili effetti. Il primo scenario riguarda l’aumento della pressione fiscale. “Se il Governo decidesse di mantenere invariata la spesa per sanità, istruzione e welfare – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, l’unico modo per finanziare l’aumento delle spese militari sarebbe alzare le tasse. La pressione fiscale passerebbe dal 43,5% attuale a circa 47% del PIL, rendendo l’Italia uno dei Paesi più tassati d’Europa. Inoltre, l’aumento della tassazione indiretta (IVA, accise) per finanziare la spesa militare potrebbe riflettersi sui prezzi di beni primari (alimentari, trasporti, utenze), con un impatto inflazionistico stimato tra +1,0% e +1,5% annuo”.
Il secondo scenario riguarda i tagli al welfare, ovvero sanità, scuola e sussidi nel mirino. “Per evitare un aumento delle imposte – afferma Giacomelli –, la spesa militare potrebbe essere finanziata tagliando drasticamente la spesa sociale. I settori più a rischio sono sanità pubblica (15–20 miliardi di euro), istruzione e università (10–15 miliardi di euro), sussidi e trasferimenti sociali (10–15 miliardi di euro), investimenti sociali (5-10 miliardi di euro), pensioni e previdenza (circa 5 miliardi di euro)”.
Il sistema sanitario nazionale rischia di subire il colpo più duro di questa strategia politica. “I tagli a sanità e welfare – prosegue il Segretario Nazionale di Codici – aumenterebbero il ricorso al settore privato (sanità, istruzione, energia, affitti sociali), con un’inflazione da domanda privata sui beni essenziali. L’impatto potrebbe essere più profondo, con +1,5% / +2,0% annuo sui beni primari, specie per le famiglie a basso reddito. Le conseguenze sarebbero drammatiche: ospedali chiusi, reparti accorpati, blocco delle assunzioni, liste d’attesa interminabili e carenza cronica di personale. Il ricorso crescente alla sanità privata aumenterebbe il divario tra chi può pagare e chi è costretto a rinunciare alle cure. Le fasce sociali più fragili, anziani, disoccupati e famiglie numerose, ne pagherebbero il prezzo più alto”.
Codici esprime profonda preoccupazione per una misura che rischia di compromettere il tessuto sociale del Paese. “Bisogna ripensare il dialogo – conclude Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, accettando di essere in un mondo multipolare. La minaccia permanente di un confronto armato o addirittura la sua concretizzazione è un errore epocale e senza futuro”.

