"Dalla sicurezza alimentare al Capitale Salute, la nuova sfida delle filiere agroalimentari"
Continua l’iniziativa di “Territori di Gusto e Sicurezza Alimentare”, il progetto realizzato dall’associazione Codici Lazio con la collaborazione dell’associazione Codici Cultura, cofinanziato dalla Camera di Commercio di Frosinone e Latina, e patrocinato dalla Regione Lazio, che coinvolge esperti del settore per fare chiarezza sui temi della sicurezza alimentare, della valorizzazione delle tipicità enogastronomiche locali e delle scelte di consumo attente alla salute.
Spazio oggi a Maria Luisa Conza, Biologa Nutrizionista, Componente del Tavolo Tecnico Nazionale sulla Sicurezza Nutrizionale. Di seguito il suo intervento dal titolo “Dalla sicurezza alimentare al Capitale Salute: la nuova sfida delle filiere agroalimentari”.
Negli ultimi decenni il tema della sicurezza alimentare ha rappresentato una delle più importanti conquiste delle politiche pubbliche europee. L’evoluzione del quadro normativo, il rafforzamento dei sistemi di controllo, la crescente attenzione alla tracciabilità e il costante progresso della ricerca scientifica hanno consentito di costruire un modello di tutela del consumatore tra i più avanzati al mondo. È un patrimonio che va preservato e continuamente aggiornato, soprattutto in una fase storica nella quale i sistemi agroalimentari sono chiamati a confrontarsi con nuove vulnerabilità, dall’emergere di rischi globali agli effetti dei cambiamenti climatici.
La sicurezza, tuttavia, non può più essere considerata il punto di arrivo. Rappresenta piuttosto il presupposto sul quale costruire una visione più ampia del rapporto tra alimentazione, salute e sviluppo.
Questa riflessione emerge con sempre maggiore evidenza anche nel confronto istituzionale e scientifico dedicato alla sicurezza nutrizionale. Oggi il cittadino non chiede soltanto alimenti conformi alle norme o privi di rischi sanitari. Chiede trasparenza, qualità nutrizionale, sostenibilità ambientale e informazioni affidabili che gli consentano di compiere scelte consapevoli. In altre parole, domanda che il sistema alimentare contribuisca concretamente alla costruzione della propria salute.
È proprio questo cambiamento culturale a suggerire un'evoluzione del paradigma tradizionale. Per lungo tempo abbiamo valutato le filiere agroalimentari principalmente attraverso indicatori di produttività, efficienza e conformità normativa. Sono parametri imprescindibili, ma oggi non più sufficienti a descrivere il valore complessivo di un sistema alimentare.
Una filiera non termina nel momento in cui un prodotto raggiunge lo scaffale di un punto vendita. Il suo percorso continua nel corpo umano, influenzando il metabolismo, lo stato nutrizionale, la prevenzione delle patologie croniche e, più in generale, la qualità della vita. Ogni scelta effettuata lungo la catena produttiva – dalla gestione del suolo alla trasformazione industriale, dalla logistica alla comunicazione verso il consumatore – produce effetti che si riflettono ben oltre il semplice atto dell’acquisto.
In questa prospettiva, le filiere agroalimentari possono essere considerate autentiche infrastrutture della salute pubblica. Non soltanto perché garantiscono alimenti sicuri, ma perché contribuiscono a determinare il benessere delle persone e delle comunità. La salute, infatti, non nasce esclusivamente nei luoghi della cura. Si costruisce molto prima: nell’ambiente, nei processi produttivi, nell’educazione alimentare, nella qualità dell’informazione e nella capacità delle istituzioni di creare fiducia.
È in questo contesto che propongo di introdurre il concetto di Capitale Salute. Non come semplice definizione teorica, ma come criterio attraverso il quale misurare il valore complessivo generato da un sistema agroalimentare. Così come oggi valutiamo il capitale economico, il capitale umano o il capitale naturale, diventa necessario riconoscere anche il patrimonio di salute che una società è in grado di produrre, preservare e trasmettere alle generazioni future.
Il Capitale Salute nasce dall’integrazione tra sicurezza alimentare, qualità nutrizionale, sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica ed educazione del consumatore. È il risultato di un ecosistema nel quale istituzioni, ricerca scientifica, imprese agricole, industria alimentare, professionisti sanitari e cittadini condividono una responsabilità comune: trasformare il cibo in uno strumento di prevenzione e di sviluppo.
L’evoluzione tecnologica offre oggi opportunità senza precedenti. La tracciabilità digitale, l’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati e i nuovi sistemi di monitoraggio consentono di raccogliere informazioni sempre più precise lungo l’intera filiera, favorendo decisioni fondate su evidenze scientifiche e modelli predittivi. La tecnologia, tuttavia, non rappresenta il fine del cambiamento. È lo strumento che rende possibile misurare ciò che fino a ieri appariva difficilmente quantificabile: il contributo che una filiera è in grado di offrire alla salute delle persone.
Questa prospettiva è pienamente coerente con l’approccio One Health, che riconosce
L’interdipendenza tra salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi. La qualità del suolo, la biodiversità, la gestione delle risorse idriche, i processi produttivi e gli stili alimentari non costituiscono ambiti separati, ma componenti di un unico sistema. Investire nella sostenibilità significa, sempre più, investire nella salute.
Le politiche agroalimentari dei prossimi anni saranno chiamate a misurarsi con questa nuova complessità. La sfida non sarà soltanto produrre di più o produrre meglio, ma produrre valore per la salute collettiva. Ciò richiederà nuovi indicatori, nuove competenze e una collaborazione sempre più stretta tra ricerca, istituzioni e mondo produttivo. Il vero vantaggio competitivo dell’Italia non risiederà esclusivamente nella qualità delle sue eccellenze agroalimentari. Risiederà nella capacità di trasformare tali eccellenze in un modello internazionale nel quale sicurezza, prevenzione, sostenibilità e innovazione convergano in una nuova idea di sviluppo. Perché il futuro delle filiere agroalimentari non sarà misurato soltanto dalla loro capacità di produrre alimenti sicuri, ma dalla loro capacità di generare Capitale Salute: il patrimonio più prezioso sul quale costruire la competitività dei territori, il benessere delle comunità e la qualità della vita delle generazioni future.

