Codici: il diritto alla salute deve tornare ad essere un diritto effettivo

Un momento interessante di confronto e di analisi di una realtà tanto importante quanto complessa e delicata. Nel pomeriggio di lunedì 27 aprile a Fiuggi, presso l’Ambasciatori Place Hotel, si è tenuto il convegno organizzato da Codici Lazio dal titolo “Il diritto alla salute e la crisi del rapporto con il cittadino”.

Numerosi e importanti i relatori che sono intervenuti, portando contributi interessanti sullo stato attuale della sanità nel Lazio e fornendo indicazioni e spunti di riflessione preziosi per quanto riguarda il futuro. Nel corso del convegno hanno preso la parola: Giuseppe Cangemi (Vicepresidente Consiglio Regionale Lazio), Alessia Savo (Presidente Commissione Sanità Regione Lazio), Angelo Orlando Tripodi (Vicepresidente Commissione Sanità Regione Lazio), Marietta Tidei (Componente Commissione Sanità Regione Lazio), Giammarco Florenzani (Segretario Codici Frosinone), Maria Giovanna Colella (Direttore Sanitario ASL Frosinone), Antonella Volta (Segreteria Nazionale Codici), Angela Peghetti (Docente universitaria, Direttore infermieristico), Antonio Bottoni (Componente Segreteria Codici Lazio), Rossella Chiusaroli (Presidente XV Comunità Montana), Marina Peretto (Responsabile Codici Colleferro), Paolo Straccamore (Primario Medicina Legale ASL Frosinone), Renato Mattarelli (Avvocato), Pasquale Ciricillo (Avvocato) e Massimiliano Astarita (Componente della Segreteria di Codici Lazio).

A moderare i lavori, il Segretario Nazionale di Codici, Ivano Giacomelli, che ha fornito un quadro ampio e dettagliato dello stato della Sanità laziale, analizzando la situazione anche alla luce del difficile e caotico contesto generale.

“Secondo i dati ISTAT e i Rapporti Censis/Eurobarometro – osserva Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, le principali preoccupazioni per gli italiani riguardano costo della vita e redditi, sanità e accesso alle cure, lavoro e precarietà, sicurezza. In questo quadro generale, va aggiunto un ulteriore elemento di forte criticità. L’attuale contesto economico, segnato da tensioni internazionali e dinamiche inflattive, sta determinando un aumento strutturale del costo della vita, con ricadute dirette sulle famiglie. Le stime più recenti da noi elaborate, che allo stato prevedono una inflazione al 3% mentre Banca d’Italia lancia l’allarme al 5%, indicano un aggravio potenziale fino a 138 euro al mese per nucleo familiare, pari a oltre 1.650 euro annui, con effetti che si estendono dall’energia ai beni alimentari. Questo significa, in termini concreti, una riduzione del potere d’acquisto che incide direttamente anche sulla capacità di accesso alle cure. Il tema che abbiamo affrontato nel convegno di ieri è una emergenza particolarmente sentita e per l’istituzione regionale di particolare rilievo in quanto rappresenta forse il compito fondamentale che gli è stato conferito”.

Una sanità che si stabilizza nei conti, ma non nei diritti. “I dati più recenti ci consegnano un quadro apparentemente rassicurante – prosegue Giacomelli –. Il Lazio nel 2026 presenta conti più ordinati, ma un sistema ancora fragile: il debito scende sotto i 10 miliardi, ma resta un disavanzo di quasi 200 milioni; cresce il finanziamento territoriale, ma cresce anche la rinuncia alle cure. L’assetto della spesa sanitaria del Lazio evidenzia un forte peso dei servizi esternalizzati e una debolezza degli investimenti su innovazione: nel Lazio circa un terzo delle risorse va a strutture private accreditate, mentre per l’innovazione spendiamo una quota molto inferiore rispetto alla spesa corrente 1-2% della spesa sanitaria complessiva ed è finanziata in modo episodico e non strutturalmente integrata nel bilancio sanitario”.

La disuguaglianza sanitaria: il fattore economico. “Dall’analisi dei dati – afferma il Segretario Nazionale di Codici – emerge che la prima criticità da affrontare è rappresentata dalla progressiva privatizzazione di fatto del sistema: la spesa pubblica cresce poco, +1,1% nel Lazio, mentre la spesa privata, a carico delle famiglie, cresce costantemente, 2,0% del PIL regionale. Il dato più grave: il 10,5% della popolazione rinuncia alle cure per motivi economici.”

Le categorie più colpite. “Soggetti fragili, anziani e non autosufficienti, redditi medio-bassi sono le categorie più colpite – dichiara Giacomelli – e non rappresentano una minoranza residuale. Parliamo di numeri molto più ampi: gli anziani over 65 nel Lazio sono circa 1,35 milioni di persone, circa 23-24% della popolazione regionale, i soggetti fragili e non autosufficienti sono pari a 6-8% della popolazione regionale, e tra il 25% e 35% della popolazione rientra in condizioni di reddito medio-basso o vulnerabilità economica. Se consideriamo queste componenti nel loro insieme, emerge un dato chiaro: tra il 35% e il 50% della popolazione del Lazio è potenzialmente esposta a difficoltà di accesso alle cure”.

Il costo della salute. “C’è poi un dato che dobbiamo avere il coraggio di dire con chiarezza – sottolinea Giacomelli –. Se il sistema funzionasse davvero, il cittadino pagherebbe il ticket e avrebbe accesso alle cure. Oggi non è più così. Oggi una famiglia si trova a sostenere l’aumento del costo della vita, che può arrivare a oltre 1.600 euro l’anno, e in più il costo di una sanità integrativa o privata, che vale almeno altri 1.500-1.600 euro l’anno, a cui si aggiungono ticket e spese sanitarie dirette. Questo significa che il diritto alla salute può arrivare a costare oltre 3.000 euro l’anno per cittadino. Non siamo più di fronte a un sistema universalistico, ma a un sistema in cui il cittadino paga due volte. Prima con le tasse, e poi di nuovo per potersi curare nei tempi necessari”.

Il problema dell’accesso: quando il tempo diventa una barriera. “Se guardiamo ai dati ufficiali – aggiunge il Segretario Nazionale di Codici –, il Lazio ha compiuto progressi: le prestazioni nei tempi sono passate dal 78,9% nel 2023 al 97,1% nel 2025, il tempo medio di attesa è sceso da 42 a 9 giorni. Ma accanto a questi numeri esiste una realtà diversa: oltre il 36% dei cittadini segnala difficoltà di prenotazione, si registrano attese anche superiori a un anno per prestazioni rilevanti. Il 36,4% degli utenti, inoltre ha difficoltà di prenotazione e rispetto priorità”.

Una realtà sommersa. “La chiusura delle agende, l’apertura intermittente, la segmentazione artificiosa delle priorità sono tutti elementi che producono lo spostamento verso il privato accreditato con la proposta implicita o esplicita di intramoenia o strutture private convenzionate – evidenzia Giacomelli –. Registriamo, infatti, che le prenotazioni nel privato convenzionato sono passate da 640mila ad oltre 2 milioni in un anno, con un incremento del +316%, dato che mette in evidenza l’insufficienza dell’offerta pubblica e la manipolazione delle liste pubbliche. Quello che emerge è che c’è una evidente distorsione dell’organizzazione del servizio pubblico che determina una discriminazione indiretta basata sul reddito. Da parte della nostra associazione ci sarà il massimo impegno per risolvere il problema delle liste di attesa e delle agende chiuse”.

Il paradosso dell’intramoenia. “C’è poi un fenomeno che sintetizza perfettamente questa distorsione – puntualizza il Segretario Nazionale di Codici –. Nel canale pubblico si può attendere anche un anno, nello stesso ospedale, pagando tra 120 e 400 euro, la prestazione si ottiene in pochi giorni. Questo non è un semplice problema organizzativo. È un cortocircuito del sistema pubblico, perché introduce una regola implicita ma chiarissima: chi paga accede, chi non paga aspetta. E questo è difficilmente compatibile con i principi di universalità del Servizio Sanitario Nazionale. In assenza di controlli rigorosi, il rischio è evidente: l’intramoenia da strumento integrativo diventa meccanismo sostitutivo, alterando l’equilibrio del sistema pubblico”.

Qualità del sistema e perdita di fiducia. “Anche la qualità complessiva del sistema mostra segnali di criticità – aggiunge Giacomelli –. Il Lazio è formalmente adempiente ai LEA ma con un peggioramento continuo: -8 punti nel 2022, -10 punti nel 2023. E il dato più significativo riguarda la mobilità sanitaria passiva nazionale, circa il 12% del dato nazionale. Questo non accade per caso. La mobilità sanitaria non è solo un fenomeno tecnico è un referendum silenzioso dei cittadini sulla qualità del servizio pubblico. Quando un paziente decide di spostarsi affrontando costi, disagi e tempi aggiuntivi, rinunciando alla prossimità territoriale, lo fa perché non si fida”.

L’utilizzo delle risorse. “Alla luce di quanto emerso – afferma il Segretario Nazionale di Codici –, il punto non è più discutere se il sistema abbia risorse sufficienti, ma come vengono utilizzate quelle risorse. Perché oggi il vero problema non è solo quanto si spende, ma come si spende e per chi funziona il sistema. In una fase storica caratterizzata da vincoli di bilancio e scarsità di risorse, il principio deve essere chiaro: quello che c’è deve funzionare bene. Non possiamo più permetterci inefficienze, sprechi o distorsioni organizzative. Perché ogni inefficienza non è neutra, è un costo che ricade direttamente sui cittadini, e soprattutto su quelli che hanno meno strumenti per difendersi”.

Il ruolo delle associazioni dei consumatori. “In questo contesto – conclude Giacomelli –, le associazioni dei consumatori non sono un soggetto accessorio, ma diventano una infrastruttura democratica di tutela. Una vera rete di protezione, che opera sul piano della tutela individuale, affiancando concretamente il cittadino nell’accesso alle cure, e sul piano della tutela collettiva, contrastando inadempienze, abusi e distorsioni del sistema. Oggi il problema non è solo aiutare il singolo, ma correggere i meccanismi che producono disuguaglianza. E la conclusione, allora, è inevitabile: il diritto alla salute non può essere lasciato alla capacità del cittadino di orientarsi, di insistere o di pagare, deve tornare ad essere un diritto effettivo, esigibile e uguale per tutti”.