Codici: “Nel Lazio cure sempre più care e servizi sempre più difficili da raggiungere”
L’aumento delle tariffe di rimborso delle prestazioni sanitarie, previsto a partire dal prossimo 21 settembre, rappresenta un ulteriore costo che il sistema pubblico sarà chiamato a sostenere in una fase già caratterizzata da una crescente pressione sulla spesa sociale e sanitaria, anche in conseguenza delle risorse assorbite dalle crisi internazionali e dai conflitti in corso. È l’allarme lanciato da Codici Lazio, che rilancia la propria campagna regionale sulla sanità, denunciando una situazione sempre più critica per utenti e pazienti.
“Il tema non è soltanto l’incremento delle tariffe riconosciute alle strutture sanitarie – dichiara Antonio Bottoni, responsabile territoriale di Codici Lazio per la provincia di Latina –. Il vero problema è che i cittadini continuano a scontrarsi quotidianamente con liste di attesa interminabili, agende di prenotazione non disponibili, difficoltà nell’effettuare visite ed esami entro i tempi indicati nelle prescrizioni mediche e un ricorso sempre più frequente alla sanità privata per ottenere prestazioni che dovrebbero essere garantite dal Servizio sanitario nazionale”.
Secondo Codici Lazio, l’aumento medio del 5,8% delle tariffe di rimborso, riguardante centinaia di prestazioni di specialistica ambulatoriale e numerosi dispositivi dell’assistenza protesica, non determinerà automaticamente un miglioramento dell’accesso alle cure.
L’adeguamento delle tariffe potrà contribuire a sostenere economicamente le strutture erogatrici, ma non sarà sufficiente a risolvere le principali criticità lamentate dai cittadini: carenza di personale, insufficienza delle prestazioni disponibili, chiusura delle agende, mancato rispetto delle classi di priorità e tempi di attesa incompatibili con le esigenze cliniche.
“Da tempo denunciamo un fenomeno che migliaia di cittadini sperimentano ogni giorno – afferma Giammarco Florenzani, responsabile territoriale di Codici Lazio per la provincia di Frosinone –. Sempre più spesso chi prova a prenotare una visita o un esame riceve la risposta che non vi sono disponibilità oppure che le agende non sono ancora aperte. In queste condizioni il cittadino finisce inevitabilmente per rivolgersi al privato, sostenendo costi sempre maggiori pur di ottenere una prestazione in tempi ragionevoli. Il diritto alla salute rischia così di dipendere dalla capacità economica delle persone”.
Un meccanismo particolarmente insidioso è rappresentato proprio dalle agende chiuse o bloccate. Quando una prestazione non è prenotabile, il cittadino non viene formalmente inserito in lista di attesa. In questo modo il bisogno sanitario non viene registrato integralmente e i dati ufficiali rischiano di non rappresentare la reale domanda di cure presente sul territorio. La conseguenza è un apparente contenimento delle liste di attesa, mentre una parte crescente della domanda viene trasferita verso le prestazioni a pagamento o verso le strutture private accreditate.
La situazione appare particolarmente delicata nel Lazio, dove la crescita del ricorso alle strutture private accreditate evidenzia una progressiva centralità dell’offerta convenzionata. I dati diffusi dalla Regione indicano che le prenotazioni effettuate attraverso il sistema RECUP presso le strutture private accreditate sono passate, in un solo anno, da circa 641 mila a oltre 2 milioni, con un incremento superiore al 300%. Il dato può essere ricondotto anche alla maggiore integrazione delle agende delle strutture accreditate nel sistema regionale di prenotazione. Tuttavia, secondo Codici Lazio, testimonia comunque il crescente peso assunto dal privato convenzionato nell’erogazione delle prestazioni sanitarie.
“Il privato accreditato costituisce una componente del Servizio sanitario regionale e può contribuire a ridurre i tempi di attesa – sottolinea Massimiliano Astarita, responsabile territoriale di Codici Lazio per l’area di Roma Nord –. Non può, però, diventare la soluzione ordinaria alle inefficienze e alle carenze del sistema pubblico. Occorre evitare che i cittadini siano indirizzati sistematicamente verso il privato perché nelle strutture pubbliche le prestazioni risultano indisponibili o non prenotabili”.
Per Codici Lazio è inoltre fondamentale verificare che i nuovi investimenti previsti per le Case di Comunità, per l’acquisto di apparecchiature diagnostiche e per il potenziamento del personale sanitario si traducano rapidamente in un miglioramento concreto dei servizi. Le risorse annunciate devono produrre effetti misurabili sul territorio: più personale, ampliamento degli orari degli ambulatori, utilizzo effettivo delle apparecchiature, apertura delle agende, maggiore disponibilità di visite ed esami e rispetto dei tempi associati alle classi di priorità.
“Continueremo la nostra campagna regionale sulla sanità – dichiara Leonardo Capra, responsabile territoriale di Codici Lazio per la provincia di Viterbo – raccogliendo le segnalazioni dei cittadini sulle liste di attesa, sulle agende chiuse, sulle prestazioni negate o rinviate e sui casi in cui le persone sono costrette a pagare di tasca propria visite ed esami che il Servizio sanitario dovrebbe garantire. Vogliamo far emergere la reale dimensione delle difficoltà di accesso alle cure e chiedere alle istituzioni risposte concrete”.
Codici Lazio invita i cittadini che incontrano difficoltà nell’accesso alle prestazioni sanitarie, nelle prenotazioni o nel rispetto dei tempi previsti dalle prescrizioni mediche a rivolgersi agli sportelli territoriali dell’associazione. Le segnalazioni contribuiranno alla campagna regionale di monitoraggio sulla sanità e consentiranno di documentare i disservizi, le agende non disponibili, i ritardi e i casi di ricorso forzato alle prestazioni a pagamento. Il diritto alla salute non può essere soltanto formalmente riconosciuto. Deve essere concretamente esercitabile da tutti, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.
È possibile contattare l’associazione Codici telefonando al numero 065571996, inviando un messaggio WhatsApp al numero 3757793480 oppure scrivendo un’e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

