Dipendenza da social, in America Meta condannata

Negli Stati Uniti la giustizia ha colpito i social due volte nel giro di ventiquattr'ore.

A Los Angeles una giuria ha condannato Meta e YouTube stabilendo che le loro piattaforme sono progettate per creare dipendenza nei più giovani: al centro del caso c'è una ragazza che aveva iniziato a sei anni con YouTube e a nove con Instagram, e che da quell'uso compulsivo avrebbe sviluppato una depressione. Il giorno prima, in New Mexico, un'altra giuria aveva riconosciuto Meta colpevole di aver ingannato i consumatori sulla sicurezza dei suoi prodotti. Le aziende negano e hanno annunciato ricorso, ma il principio è ormai scritto: un'app costruita per agganciare può essere trattata come un prodotto difettoso.

In Europa la cornice già in vigore è il Digital Services Act, un regolamento direttamente applicabile — quindi immediatamente esecutivo, senza bisogno di recepimento — che obbliga le piattaforme a proteggere i minori, vieta del tutto la pubblicità profilata sui bambini e, sulle piattaforme più grandi, permette di scegliere un feed non personalizzato al posto di quello algoritmico, che può spingere contenuti più coinvolgenti o che danno dipendenza. A questo si aggiungono le linee guida del 2025, che per i minori raccomandano di disattivare di default le funzioni che alimentano l'uso compulsivo, come le notifiche push e i conteggi dei like. Ma il quadro non è ancora completo: l'Unione ha reso disponibile un sistema europeo di verifica dell'età che gli Stati membri dovranno adottare entro la fine del 2026, e nuove regole sul design che crea dipendenza sono ancora in via di definizione e dovranno essere applicate.

Eppure il punto vero non sono i divieti, né i filtri all'ingresso. La libertà autentica arriverà solo quando saranno note le regole che stanno dietro gli algoritmi: come decidono cosa mostrarci, perché un contenuto ci viene servito e un altro no, con quale obiettivo. Finché quel meccanismo resta una scatola chiusa, possiamo anche verificare l'età o spegnere una notifica, ma non scegliere davvero. Conoscere le regole dell'algoritmo è la condizione perché la scelta — quella di un adulto come quella di un ragazzo — torni a essere libera.

Articolo di Massimo Napolitano