Garza dimenticata nell’addome, prosegue la battaglia legale di Codici

Una vicenda lunga, dolorosa e faticosa. Una battaglia contro la malasanità che l’associazione Codici porta avanti ormai da 10 anni e che martedì 15 settembre si appresta a registrare una nuova tappa.

La vicenda vede protagonista una donna sottoposta nel novembre 2011 ad un intervento chirurgico di parto cesareo presso l’ospedale “F. Miulli” di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. Nel corso dell’intervento, l’equipe chirurgica lasciò all’interno della cavità addominale della paziente una garza laparotomica di dimensioni 40x40 cm. Un caso clamoroso e dalle pesantissime conseguenze per l’allora 30enne, su cui Codici è intervenuta, costituendosi come parte civile e su cui continua a battersi.

“La vicenda giudiziaria si è conclusa con la prescrizione – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, ma abbiamo deciso di non arrenderci perché le sentenze parlano a nostro avviso in maniera inequivocabile. Abbiamo presentato un ricorso presso il Giudice di Pace di Bari per accertare e dichiarare la responsabilità dell’ospedale “F. Miulli” per quanto accaduto nel corso dell’intervento chirurgico, che ha causato gravi lesioni permanenti alla paziente”.

Nello specifico, l’errore provocò una reazione infiammatoria cronica, una sindrome aderenziale addominale e pelvica, la migrazione della garza nell’intestino con erosione colliquativa e occlusione intestinale.  Dopo l’intervento, la donna manifestò dolori addominali lancinanti, durati per mesi, impedendole di svolgere le normali attività quotidiane e di prendersi cura della figlia neonata. Nonostante i ripetuti accessi in ospedale e le richieste di ulteriori accertamenti, i medici dell’ospedale “F. Miulli” omisero di prescrivere una radiografia che avrebbe immediatamente evidenziato la presenza del corpo estraneo, limitandosi a rassicurare la paziente che si trattava di un normale decorso post-operatorio. Solo a giugno 2013, a distanza di oltre 19 mesi dall’intervento, fu finalmente diagnosticata la presenza della garza mediante ecografia addominale.

Il mese successivo la paziente venne sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza della durata di oltre 4 ore, nel corso del quale venne estratta la garza dall’intestino e asportati 30 centimetri di intestino tenue mesenteriale. Furono riscontrati lesione alla vescica e compromissione della tuba di sinistra e dell’ovaio. Successivamente, nell’ottobre 2014, la donna fu costretta a sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico per un’infezione contratta nella cavità addominale.

“Questi fatti hanno portato all’apertura di un processo presso il Tribunale di Bari nei confronti dei sanitari dell’ospedale, imputati di lesioni personali colpose gravi in cooperazione – ricorda Giacomelli –. Nel corso del giudizio penale veniva accertato, mediante consulenze tecniche e prove testimoniali, che la garza laparotomica era stata dimenticata nel campo operatorio per errore nella conta delle garze e per mancato controllo del sito chirurgico. Il nesso causale tra la condotta colposa degli operatori sanitari e le lesioni subite dalla paziente era inequivocabile. La condotta dei medici, che avevano omesso di diagnosticare il textiloma e di sottoporre la paziente ad immediato intervento chirurgico evacuativo, aveva determinato l’aggravarsi delle condizioni della paziente. Nell’ambito del procedimento l’associazione Codici si è costituita parte civile. Era il 2016 e alcuni anni dopo, nel febbraio 2022 è arrivata la sentenza. Il Tribunale di Bari ha accertato la responsabilità penale degli operatori sanitari per il reato di lesioni personali colpose gravi, riconoscendo la sussistenza di grave negligenza nella condotta di tutti gli imputati”.

Successivamente, è arrivato il colpo di scena. “La Corte di Appello di Bari nel 2023 ha dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione – spiega Giacomelli – Tuttavia, la Corte non ha escluso la sussistenza del fatto illecito, limitandosi a dichiarare l’estinzione del reato per prescrizione e a revocare le statuizioni civili per ragioni processuali. Le risultanze probatorie emerse nel processo penale dimostrano in modo inequivocabile la sussistenza di una grave violazione delle regole di diligenza professionale nell’esecuzione della prestazione sanitaria. Per questo motivo non ci siamo arresi e abbiamo deciso di rivolgerci al Giudice di Pace. Ci auguriamo che venga fatta giustizia per questo clamoroso caso di malasanità”.

L’associazione Codici è impegnata da anni in una battaglia contro la malasanità per difendere i diritti dei pazienti. Per segnalazioni e assistenza è possibile telefonare al numero 065571996, inviare un messaggio WhatsApp al numero 3757793480 oppure scrivere un’e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..