Codici: per il caso del latte adulterato uno scandalo nello scandalo

Una scelta incomprensibile.

Così l’associazione Codici commenta l’esclusione come parte civile decisa dal Gup del Tribunale di Pesaro nell’udienza di ieri sulle richieste di rinvio a giudizio degli imputati nel procedimento sul presunto latte adulterato in due stabilimenti a Colli al Metauro e Jesi di Fattorie Marchigiane, controllata dal gruppo Cooperlat TreValli. Il caso risale all’aprile 2024, quando fu eseguito un sequestro di 200 tonnellate tra latte e formaggi, insieme a circa 2,5 tonnellate di sostanze sofisticanti. All’epoca l’associazione promosse un’azione di classe per tutelare i consumatori, ma ora si scontra con una decisione inspiegabile.

“La decisione del Gup lascia più di una perplessità – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. In una vicenda che coinvolge la salute dei consumatori e la reputazione di un’intera filiera produttiva, limitare la partecipazione dei soggetti danneggiati al procedimento penale significa impoverire il contraddittorio e allontanare la tutela effettiva di chi ha subito un danno concreto. Pur nel rispetto delle valutazioni del giudice, riteniamo che in materia agroalimentare un approccio più inclusivo nella definizione della legittimazione attiva sarebbe non solo auspicabile, ma necessario. Chi subisce le conseguenze di pratiche scorrette lungo la filiera ha il diritto di far valere le proprie ragioni nella sede più prossima all'accertamento dei fatti”.

“L’esclusione dell’associazione dalle parti civili non silenzierà la voce delle Marche ferite da questa vicenda – afferma Massimo Guido Conte, Segretario di Codici Marche –. Si tratta di una decisione che sa di beffa. Non si può fare piena luce sul latte adulterato mettendo alla porta l’associazione che maggiormente ha dato voce ai cittadini in questa battaglia per la salute e la trasparenza del nostro sistema agroalimentare”.