730/2026, come recuperare le spese mediche

 

In Italia, la salute costituisce un diritto fondamentale, sancito dalla Costituzione (art. 32). Proprio per questo, lo Stato sostiene i cittadini che si trovano ad affrontare diverse spese mediche, restituendo loro una parte del denaro impiegato sotto forma di sconto sulle tasse.

Il Fisco, infatti, permette di recuperare il 19% di quanto pagato per visite e certificazioni, trasformando una spesa necessaria – come quella per un certificato sportivo o per la patente – in un risparmio reale che torna nelle tasche dei contribuenti attraverso la dichiarazione dei redditi 730/2026.

La distinzione tra il fine della prestazione e la natura della spesa si chiarisce sin dalla metà degli anni ‘90, confermando che ogni atto medico finalizzato a certificare uno stato di salute, sia esso per scopi sportivi, concorsuali o legati al conseguimento della patente di guida, rientra nel perimetro delle spese sanitarie detraibili.

Sotto il profilo tecnico-giuridico, il rilascio di certificati di sana e robusta costituzione o di idoneità fisica rientra nella categoria delle prestazioni mediche generiche. La Circolare 108 del 1996 del Ministero delle Finanze fornisce l’interpretazione chiave di questa materia, sancendo che il diritto alla detrazione d’imposta prescinde dal fine ultimo per cui la spesa è stata effettuata. Ciò significa che, indipendentemente dal fatto che il certificato serva per l’iscrizione in palestra o per la partecipazione a un concorso pubblico, l’onere è detraibile nella misura del 19%.

Tale beneficio si applica sull’intero importo della spesa, fermo restando il superamento della franchigia di 129,11 euro.  È importante sottolineare che, a differenza di altre tipologie di oneri, per le certificazioni mediche non è previsto un limite massimo di spesa specifico, se non quello generale introdotto dalla recente riforma per i redditi più elevati.

La normativa vigente impone una serie di regole relativamente alle modalità di pagamento, al fine di contrastare l’evasione fiscale e garantire la trasparenza. Per poter legittimamente richiedere il rimborso IRPEF, il contribuente deve aver effettuato il versamento tramite sistemi tracciabili, quali bonifici bancari, carte di debito o credito e assegni. Tuttavia, esiste una deroga fondamentale che riguarda il luogo dell’erogazione. Qualora il certificato si rilasci presso strutture pubbliche o strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), il requisito della tracciabilità decade, permettendo l’utilizzo del contante senza perdere il diritto alla detrazione.

Negli altri casi, ovvero presso studi medici privati non accreditati, il pagamento in contanti invalida l’agevolazione fiscale nel quadro E, rigo E1 del modello 730. Inoltre, per essere sicuri di beneficiare del rimborso Irpef nel 2026, è indispensabile conservare non solo la fattura o la ricevuta del medico, ma anche la prova del pagamento tracciato (ricevuta POS o estratto conto), a meno che il documento di spesa non riporti esplicitamente che la prestazione è stata resa in una struttura accreditata SSN.

Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto alcune modifiche. Per la prima volta, l’ammontare complessivo delle spese ammesse alla detrazione non risulta potenzialmente illimitato per tutti, ma calibrato in base al reddito complessivo e alla composizione del nucleo familiare. Per i redditi inferiori a 75.000 euro, il diritto alla detrazione rimane pieno e privo di tetti massimi legati alla base imponibile. Al di sopra di questa soglia, rilevano diverse soglie basate sul quoziente familiare che riducono progressivamente lo spazio di manovra fiscale del contribuente.

Per i soggetti con un reddito compreso tra 75.001 e 100.000 euro, l’importo base delle spese ammesse alle detrazioni è fissato a 14.000 euro. Tale soglia subisce una contrazione drastica per i redditi che superano i 100.000 euro, dove l’importo base scende a 8.000 euro. Tuttavia, questi valori rappresentano solo il punto di partenza del calcolo, poiché l’effettiva capacità di detrazione dipende dal numero di figli a carico attraverso l’applicazione di specifici moltiplicatori.

In assenza di figli a carico, l’importo base viene dimezzato (coefficiente 0,5), portando il tetto massimo a 7.000 euro per la fascia media e a soli 4.000 euro per i redditi più elevati. In presenza di un solo figlio, il limite si attesta al 70% della base (rispettivamente 9.800 e 5.600 euro), mentre con due figli il tetto sale all’85% (11.900 e 6.800 euro). Soltanto i nuclei familiari con tre o più figli hanno diritto a utilizzare l’intero importo base di 14.000 o 8.000 euro senza decurtazioni legate al quoziente familiare.