Agosto 16, 2022

Recupero crediti, Inps può effettuare trattenute sulle pensioni

Con il messaggio del 22 settembre 2021, n. 3187, l’Inps fornisce chiarimenti in merito alla propria legittimazione a effettuare trattenute sulle pensioni erogate, nei casi di recupero crediti.

Ricarica auto elettriche a casa: le linee guida per le colonnine “domestiche”

Ecco le linee guida per le colonnine “domestiche” e per poter effettuare la ricarica delle auto elettriche direttamente a casa.

Scadenza presentazione del Modello Unico di Dichiarazione Ambientale 2021

Ecco alcune importanti indicazioni sulla scadenza per la presentazione del Modello Unico di Dichiarazione Ambientale 2021.

Riduzione Tampon Tax

La Tampon Tax è uno degli argomenti più caldi degli ultimi anni, ma il governo ha previsto una riduzione dell’Iva. Vediamo cosa è stato deciso.


Riduzione Tampon Tax: dopo anni di lotte, arriva finalmente la decisione del governo di ridurre l’iva sugli assorbenti. La riduzione verrà applicata con la nuova manovra economica. Ma vediamo cos’è la Tampon Tax e perché è importante questa riduzione dell’Iva.

Cos’è la Tampon Tax

La Tampon Tax è l’imposta sul valore aggiunto (IVA) che viene applicata su assorbenti, tamponi e coppette mestruali. Fino ad oggi, l’Iva applicata sui prodotti per il ciclo era del 22%, la stessa Iva applicata sui beni di lusso, al pari di abiti e accessori di alta moda. In Italia, così come in altri Paesi, c’è una lista di prodotti che vengono considerati di prima necessità. Parliamo, quindi, di prodotti che sono considerati fondamentali per sostenere una vita dignitosa, come i farmaci, i prodotti alimentari (come il pane e il latte) e i libri. Questi prodotti sono tassati in modo minore, proprio per agevolarne l’acquisto e permetterlo a tutti gli acquirenti. La Tampon Tax è stata introdotta nel 1973, con una tassazione al 12%, cresciuta negli anni, fino ad arrivare al 22%. I prezzi sono considerati eccessivi da molti: basta calcolare che una confezione da 14 pezzi di assorbenti ha un costo di 4-5 euro e, in media, una donna acquista due confezioni al mese. La spesa può arrivare a oltre 126 euro l’anno, di cui 22,88 euro sono stati finora di Iva. La polemica legata alla tampon tax è proprio la considerazione dei prodotti igienici femminili come bene di lusso, invece di bene di necessità. Nasce così lo slogan “Il ciclo non è un lusso”, nato per combattere questa tassazione ingiusta.

Riduzione Tampon Tax: la decisione del governo

Tra i provvedimenti inseriti nella manovra economica 2022, c’è la riduzione dell’Iva per tamponi e assorbenti femminili dal 22% al 10%. Finora gli assorbenti femminili sono stati considerati come beni di lusso, al pari di vino e sigarette, ma adesso, con la riduzione dell’Iva, entreranno nella stessa categoria di prodotti come il caffè, i biscotti e il cioccolato. Certamente si tratta di una vittoria a metà: la strada, infatti, è ancora lunga prima di arrivare all’inserimento degli assorbenti femminili nella categoria dei beni di prima necessità, che presentano un’Iva del 4%. La lotta alla riduzione della Tampon Tax è stata introdotta nel 2016 dall’ex PD Giuseppe Civati. Negli anni ci sono state diverse proposte di legge mai discusse ed emendamenti bocciati. Ci aveva provato anche Laura Boldrini, ex presidente della Camera, nel 2019, ma senza raggiungere alcun risultato. Dopo la decisione di questi giorni, l’Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità ha affermato:

“Va superata una tassa ingiusta, che tratta beni di prima necessità come fossero beni di lusso. Bisogna dare un aiuto reale alle tante ragazze e alle tante donne che, in Italia, hanno pagato pesantemente la crisi. Abbassare l’Iva sugli assorbenti è una richiesta indirizzata, ancora una volta, alla politica, al parlamento e al governo da diverse associazioni di donne attraverso varie iniziative, dalla campagna Stop Tampon tax a quella di Tocca a noi. Non perdiamo questa occasione preziosa”.

Tampon Tax nel resto d’Europa

Nonostante si tratti di una percentuale molto alta, l’Italia non è la peggiore in Europa. In Ungheria, ad esempio, l’imposta è al 27%, mentre in Norvegia, Svezia e Danimarca, si avvicina al 25%. Al contrario, in Irlanda e nel Regno Unito è stata azzerata, mentre altri Paesi, come la Francia, il Portogallo, il Belgio e i Paesi Bassi hanno un imposta molto bassa, che oscilla tra il 5-6%.

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